venerdì 26 dicembre 2008

Dica trentatrè (dieci)

Ho prepensionato il mio buon vecchio caro fidato telefono cellulare.
A malincuore.
Me l'avevano dato nel 2001, era già usato ma funzionava, così come ha continuato a funzionare fino a ieri, e chissà per quanto altro tempo avrebbe potuto tirare avanti. In fondo ci ho telefonato solo per 59 ore, 27 minuti e 2 secondi, di cui 44 ore e rotte di chiamate ricevute. Robetta.
Era un 3310, ai tempi un bel pezzo di cellulare, ma non serve che ve lo descrivo, ne hanno prodotti a miliardi, chi non ne ha avuto uno? Solo che poi la gente l'ha cambiato. La gente s'è comprata uno di quei cellulari moderni con due schermi da 16777216 colori cadauno, che però si vedono solo nelle notti senza luna, sono più larghi del doppio e si sgraffiano esattamente allo stesso modo di quelli monocromatici a cristalli liquidi. E allora la gente per non farli sgraffiare ha messo intorno ai cellulari l'apposito goldone, in plexiglas o in cachemire fatto all'uncinetto, che così almeno l'aggeggino si allarga un altro po', che ne aveva proprio bisogno. La gente mette nei cellulari suonerie indecenti, oppure usa capolavori assoluti della musica come suonerie, e non so cos'è peggio. La gente dietro a quei cellulari ha la macchina fotografica a millemegapixel con cui fa le foto al cane a risoluzioni inaudite per poi vederle (se non c'è il sole) sul display da 2 pollici del cellulare stesso. La gente ha cellulari con sistemi operativi multitasking multiutente multipiattaforma e poi si lamenta che il cellulare è lento, e magari si becca anche qualche virus che gli dissangua il credito, ma io non piangerò per loro per questo. Io magari sbaglio, ma il cellulare lo uso per telefonare, e poco anche per quello. E il 3310 assolveva perfettamente questo compito.
Ma io, in genere, sono sempre portato a pensare che se una cosa la fanno tutti non può essere molto sbagliata, qualche fondo di ragione ci dev'essere. Tant'è che - vi dirò - tempo fa, allorché ricevetti il mio primo stipendio e mi sentii improvvisamente ricco, buttai 49,90 euro in un cellulare nuovo, col suo schermino a colori (pochi ma colorati) e la sua macchinina fotografica. Lo usai per qualche mese, ma poi mi feci la fatidica domanda: Perché? E non trovai risposte soddisfacenti, e riesumai il mio 3310. Anche perché nel frattempo l'avevo personalizzato di brutto: a parte lo sfondo e la suoneria, ci ho incollato un adesivo "RNC 62" a ricordo del mio primo lavoro, ho annerito con la matita tutte le rientranze, ho reso satinato il retro con la cartavetra, ho bruciato un punto con la candela...
Ormai però la batteria (la seconda: quella originale ci ha già lasciati da un pezzo) non ce la fa proprio più. E di comprarne una terza non mi sembra il caso. E così ho preso la decisione. Proprio ieri, in casuale concomitanza col Natale (ah, auguri), ho ripreso il cellulare nuovo, che nel frattempo tanto nuovo non lo è più, abbandonando al suo triste destino il mio caro buon vecchio 3310. Salutandolo indegnamente con questo post.
Drin.

domenica 21 dicembre 2008

Comunicazione interna

Un addetto del reparto drogheria chimica è atteso in reparto. Ripeto, un addetto del reparto drogheria chimica in reparto, grazie.
Lo sento, questo annuncio, quasi ogni volta che vado in quel tale ipermercato, e ogni volta mi fermo e sogno.
Che posto meraviglioso... Il reparto drogheria chimica... Altro che la fabbrica di cioccolato... Pensate... Tutti gli scaffali pieni zeppi di droghe chimiche... Uno gira per il reparto, prende una droga chimica sottocosto qua e una là, poi passa alla cassa e vola via verso nuovi mondi... E che meraviglia quando nel reparto ci sono le gentili signore che offrono gli assaggini di droghe chimiche... E l'addetto del reparto drogheria chimica, come me lo vedo... Capellone, sempre sballatissimo, sfatto, sudato, pupilla dilatata, mano tremante, che importuna tutti i passanti con o senza carrello chiedendo la mille lire... La mille lire, sì, perché in effetti è rimasto un po' indietro, ma lui non se ne cura... Lui è l'addetto del reparto drogheria chimica...
Basta, mando il curriculum al reparto drogheria chimica. Uno qualunque.

mercoledì 17 dicembre 2008

Aneddotica ferroviaria

L'altra sera invece ero in treno, fermo, aspettando di partire. Ero a Pisa centrale, che è una stazione grandicella, mica a Scorcetoli. E a un certo punto vedo il macchinista, là davanti, che scende, attraversa il marciapiede e si mette ad armeggiare con uno dei fanali della locomotiva del treno fermo sul binario accanto al nostro. E adesso questo cosa fa?, penso. Niente ha fatto, ha solo aperto il fanale dell'altro treno, ha svitato la lampadina, l'ha avvitata in uno dei fanali del suo, ovvero del nostro, treno, e siamo partiti. Tutto qua, sì. Ma che spettacolo le Ferrovie.

giovedì 11 dicembre 2008

1000 dB€ al mese

Tutti che parlano di crisi, di recessione, inflazione, deflazione, stagnazione e robaccia del genere. Io non lo so, non sono un esperto, ma se son tutti così preoccupati dev'essere un casino grossetto per davvero. In sostanza, per quel poco che ci ho capito, succede che a un certo momento per un qualche motivo la gente si convince di avere pochi soldi da spendere e allora inizia a comprare meno roba, le fabbriche producono meno roba e licenziano i dipendenti, i dipendenti licenziati hanno ancora meno soldi da spendere, e così via. E non se ne esce. Già, hanno proprio ragione, bel casino.
Bisognerebbe proprio evitare di entrare nel circolo vizioso, se possibile. E come si fa? Evitando che la gente si senta povera. Evitando che uno pensi di non potersi permettere un certo prodotto. Chiaro che se una persona vede che una Mito costa 20000 euro (ventimila!) si tiene la sua Panda. Bisognerebbe fargli credere che le cose, soprattutto quelle care, abbiano prezzi più abbordabili.
E come?
A me un'idea m'è venuta, e ve la illustro. Stando a quel poco che mi ricordo dei lunghi anni di università, infatti, qualcuno un bel giorno ha inventato una robetta che potrebbe fare al caso nostro. Dunque. Detto in parole povere, data una grandezza x, questa si può esprimere in decibel (dB) facendone il logaritmo e moltiplicandolo per 10. Ovvero, a grandi linee,

x[dB] = 10 * Log (x).
Lo so, non è esatto, x dovrebbe essere un rapporto e così via, ma il concetto è quello. Bene. E a cosa serve tutto ciò? Serve a gestire facilmente valori che possono variare in un intervallo molto ampio: utilizzando i decibel si ottengono numeri più semplici da maneggiare. Ad esempio, 1000 corrisponde a 30dB, 1000000 corrisponde a 60, 1000000000000 a 120, e così via.
E allora?
Allora basterebbe utilizzare i decibel anche per i soldi. In pratica si introdurrebbe una nuova moneta, che si chiamerà decibeuro o dibieuro o roba del genere (simbolo dB€), con la quale si dovrebbero esprimere i prezzi di beni e servizi (non gli stipendi, se no il gioco s'inceppa). Così una Mito costerebbe solo 43 dB€ (solo 4 più di una Panda!), una casa decente si comprerebbe con 54 dB€, e chi non avrebbe (o penserebbe di avere) 54 dB€ da spendere? Anzi, ne lascerebbe anche 1 di mancia. E un altro vantaggio si avrebbe nel malaugurato caso di un aumento dei prezzi: suvvia, solo un miserabile pezzente si farebbe turbare da un aumento di 3 dB€ prima di capire che in realtà quel prezzo è raddoppiato. E nel frattempo l'economia riprenderebbe a girare, le fabbriche riaprirebbero, e il mondo sarebbe migliore. Forse.

sabato 6 dicembre 2008

Post su commissione incompiuto

L'autore di quello che al momento è l'ultimo commento all'ultimo post mi ha fatto una richiesta, tempo fa. E se conosceste il soggetto in questione, credetemi, fareste il possibile per soddisfare ogni sua richiesta, o quasi. Oddio, in effetti è quasi un anno che mi ha chiesto questa cosa. Però non avrà avuto mica fretta. Spero.
Il fatto è che il tizio, quasi un anno fa, mi aveva chiesto con cortese insistenza di scrivere un post su Buona Domenica. Costui infatti sostiene (e chi gli dà torto?) che con ogni probabilità all'interno di tale simpatica trasmissione televisiva potrei facilmente trovare svariati spunti per altrettante profonde riflessioni.
E di fronte ad una tale richiesta proveniente da una tale persona potevo forse rifiutare?
Sfortunatamente, però, da diversi anni non mi capita di essere costretto a passare una domenica pomeriggio a letto: di conseguenza non ho modo di visionare la trasmissione in questione. E d'altronde mi riesce abbastanza difficile parlare di cose che non conosco, il che, a parte il blog, costituisce un problema di non secondaria rilevanza anche nella vita vera.
Rebus sic stantibus (si apprezzi la botta di cultura), i casi sono due:
1) Qualche lettore produce un post decoroso sull'argomento e me lo invia, e io lo ringrazio e lo pubblico.
2) Qualche lettrice mi attacca una qualche malattia venerea a sua scelta, offrendomi così l'opportunità di rincoglionirmi tutta la domenica davanti alla TV e di produrre il post conseguente, e io la ringrazio ancora di più e lo pubblico.
A voi la scelta. Intanto avete tempo, pare che almeno fino a stasera sia ancora sabato.

lunedì 1 dicembre 2008

Consenso informato

Ho fatto il vaccino contro l'influenza. Perché? Di certo non per evitare il rischio di assenze dal lavoro per malattia, giacché sono consapevole che una mia assenza di sei mesi non recherebbe danni apprezzabili al progetto, all'azienda e al sistema Paese. No, l'ho fatto solo per evitare di dover prendere tutte quelle piccole precauzioni quotidiane che dovrebbero servire ad evitare il contagio, e perché, stante la mia proverbiale fortuna, se mi dovessi ammalare sarebbe sicuramente sotto Natale. Comunque sia, dicevo, ho fatto il vaccino. Il che significa che ho dovuto fare una puntura. Cioè che un pezzo d'acciaio ha dovuto forare il mio caro tessuto epiteliale penetrando all'interno di un qualche fascio muscolare a caso, e una volta dentro ha dovuto immettere mezzo millilitro di uno strano liquidino biancastro tra una fibra e l'altra dell'incolpevole muscolo prescelto.
Tutto questo alla fine del 2008.
Ammetterete che si tratta di un'operazione alquanto primitiva. Voglio dire, con tutti i progressi che sono stati compiuti nel corso di tre millenni di scienza medica, con tutte le schifezze che si creano oggidì con l'ingegneria genetica, con le nanotecnologie, con tutte quelle robe lì, è mai possibile che per fare un cavolo di vaccino contro una malattia stupida come può essere l'influenza ci sia bisogno di una puntura? Che non si possa prendere una banalissima pasticca? A me sarà che le cose che mi entrano dentro mi piacciono poco, ma mi pare una tale assurdità. Cioè, cari amici medicastri, riuscite a incrociare meduse con elefanti, trapiantate organi come cambiare lampadine a una Panda, studiate metodi complicatissimi per debellare malattie che colpiscono un individuo su tre miliardi e spesso di striscio, e ci volete venire a raccontare che davvero per fare un vaccino ci dovete per forza perforare tutti?

Ma chi volete prendere in giro?
Via, ditelo che vi divertite. Confessatelo, su, non c'è mica niente di male. Siete esseri umani anche voi, in fondo. E spesso vi tocca rovistare in mezzo a roba oggettivamente schifosa, piaghe, pustole, bubboni, secrezioni strane, sangue&merda. Avrete pur diritto di divertirvi, ogni tanto. E allora, in quei vostri convegni tenuti casualmente in rinomate località di villeggiatura in giro per il mondo, vi mettete tutti d'accordo e ci raccontate che vi dispiace tanto ma purtroppo vi tocca bucarci. E così sfogate su di noi i vostri inconfessabili istinti sadici. E sia. A noi in fondo ci basterebbe saperlo...

mercoledì 26 novembre 2008

Contro C _ _ _ o

Lì dove lavoro io, proprio nel mio stanzino, da un po' di tempo ci hanno messo un tipo nuovo. No, mettiamo subito le cose in chiaro: non è un mio collega. Non vorrei che mi si confondesse con certa gente. E' uno che è lì a fare la tesi. Su che cosa non lo so e non me ne frega neanche niente, e non merita che me ne interessi, ma che è tesista ce l'ha scritto anche sul badge, quindi è palese. Anzi, per la precisione sul badge gli ci hanno scritto Stagista, auspicabilmente per inserire un velato accenno alle reali mansioni per le quali è stato preso.
Intendiamoci: non è che ce l'ho con tutti i tesisti (o stagisti che siano), anzi. Alcuni stanno incrementando sensibilmente la percentuale di donne presenti in azienda (non ci vuole molto a incrementarla sensibilmente, quella percentuale, in quell'azienda...), altri si sono conquistati immensa e meritata stima regalando panini e buoni pasto a destra e a manca; ma questo qui.
Questo ogni tanto lo vedi arrivare, con calma, all'ora che gli pare ma sempre prima di pranzo; se ne va all'ora che gli pare ma sempre dopo pranzo; sfrutta fraudolentemente strumenti telematici aziendali che sarebbero assegnati ad altri; utilizza i cessi dei dipendenti anziché andare a fare le sue cosine nel piazzale come dovrebbe; e in più vuole anche dei soldi. E pare che li potrebbe anche ottenere. Non dall'azienda ma - dice - dall'università. Cioè, l'università lo pagherebbe per venire lì a fare la tesi. Cioè, il Ministero della [Pubblica?] Istruzione, dell'Università, della Ricerca eccetera, che notoriamente ha le pezze al culo, non ha una lira per pagare i ricercatori veri ma neanche per cambiare il toner della fotocopiatrice, si permette di pagare questo qui per venire a frantumare le palle a chi lavora e ai compagni di stanzino. E lui si lamenta pure che lo pagano poco. Come se a tutti noialtri ci avesse mai pagato qualcuno per laurearci.
Ma che vergogna.
Oddio, forse un po' si vergogna anche lui, in effetti. Tanto che mi ha autorizzato a scrivere questo brutto post di denuncia. E avrei voluto anche vedere.

sabato 22 novembre 2008

Essere Normale

Ieri sera in treno a Pisa due tipi sono saliti e mi si sono seduti vicino, uno di fronte all'altro. Due ragazzi. Due studenti del primo anno. Due matricole, si sarebbe detto ai miei tempi. In ogni caso, due della Normale. Uno studiava matematica, uno fisica. Questi si sono seduti e sono stati tutto il viaggio a discorrere di spazi vettoriali, polinomi, applicazioni suriettive, limiti di serie, dimostrazioni fantasiose di teoremi astrusi, e seghe mentali assortite. E discutevano, e si appassionavano, e si divertivano. Bisognava vederli. E non solo vederli. Per fare le cose a modo sarebbe stato da avere una pagaia (v. Figura 1), in modo da poterli picchiare entrambi con una sola bracciata. E dargliele a due a due finché non diventavan dispari, come si dice. Insomma, ieri sera sono stato felice di essere igniorante.

domenica 16 novembre 2008

Nulla

Mi è stato richiesto, per lavoro, un certificato penale del casellario giudiziale. E io proprio ieri, nonostante due aggettivi - per di più in rima - su cinque parole non rappresentino un esempio della prosa che preferisco, ligio al dovere l'ho fatto. Ma l'ho fatto significa che:

  • Ho dovuto cercare su Internet di che roba si trattasse e dove lo facessero;
  • Ho dovuto telefonare per chiedere gli orari e la documentazione necessaria, perché vatti a fidare di Internet;
  • Ho dovuto comprare due marche da bollo da €3,10 cadauna;
  • Ho dovuto comprare due biglietti per Spezia;
  • Ho dovuto prendere la corriera giusta all'ora giusta, scendere alla fermata giusta, entrare dalla porta giusta, andare al piano giusto nell'ufficio giusto;
  • Ho dovuto compilare l'apposito modulo.
E tutto questo per cosa? Per avere un foglio in cui (cito testualmente) "si attesta che nella Banca dati del Casellario giudiziale risulta: NULLA".
Cioè, tutto 'sto casino per un foglio con scritto nulla. Un traffico palesemente sproporzionato rispetto ai risultati. Talmente palese era la sproporzione che me ne sono accorto subito, appena l'addetta mi ha consegnato il foglio. E lì per lì ho anche pensato a un possibile metodo per rendere meno inutile tutto il lavoro fatto fino a quel momento per quel foglio. Mi sarebbe bastato impugnare saldamente la penna con cui avevo appena compilato il modulo e conficcarla con determinazione nel collo dell'addetta, piantandogliela secca nella carotide. Così la gentile signora avrebbe potuto cancellare col proprio sangue la parola "NULLA" dal certificato e vi avrebbe potuto scrivere, in diretta, qualcosa di più concreto. Non so esattamente cosa, non sono mica un penalista, ma qualcosa che giustificasse il dispendio di tempo ed energie che avevo profuso per ottenere il certificato stesso. Ci ho pensato qualche istante, ma poi ho guardato l'orologio, ho visto che rischiavo di perdere la corriera, e me ne sono andato. Nulla.

giovedì 13 novembre 2008

A pomi

Spero mi perdonerete se per una volta mi lancio a capofitto in un'analisi caratterizzata da notevole dettaglio e profondità nei riguardi di un argomento di interesse niente meno che planetario, ma mi tocca.
Il fatto è questo: piove.
Non so lì, ma qua è piovuto anche oggi. Tutto il giorno. Come se finora ne fosse venuta giù ancora poca, d'acqua. No, ma dico: ma quanta ne è venuta? ma dove se la tenevano tutta? ma ce n'avranno ancora tanta? ma io non lo so. Quello che so è che ora, come se non bastasse, vi beccate anche questo:



Scusate la banalità ma era d'obbligo.

venerdì 7 novembre 2008

Ciao

Poco fa sono stato contattato in chat da una persona. Non importa chi, una. Questa persona era piuttosto incazzata nei miei confronti, giacché sosteneva che non una ma ben due volte, avendola incontrata sulla pubblica via, non l'ho salutata. E con ogni probabilità è successo proprio così. Non posso darle torto. Mi sono scusato e ho provato a spiegarle la questione, ma non sono sicuro di averla convinta. In ogni caso è una questione generale, che non riguarda solo quella persona, anzi. Già che ci sono, quindi, ve la spiego anche a voi. Alcuni dei miei cari lettori la conosceranno già, e potranno confermarla; per altri sarà un avviso per il giorno in cui, incontrandoli, non li saluterò (sempre che non sia già successo); ad altri ancora non fregherà niente ma non sarà certo la prima volta.
La questione, detta in parole povere, è semplice: non riconosco le persone.
Cioè, calma, non tutte le persone. Quelle con cui ho a che fare spesso e/o da parecchio tempo le riconosco senza problemi. Il problema sono le persone che vedo ogni tanto o che conosco da poco. Quelle, salvo casi eccezionali, fatico proprio a riconoscerle. E non riconoscendole non le saluto. Non è che posso andare in giro salutando tutti quelli che incrocio. Ovvio.
Sì, ovvio se lo sai. Se non lo sai vedi solo che non ti saluto e giustamente t'incazzi e non mi saluti. Questo mi è già successo con diversa gente, e temo che mi succederà ancora. Ho collezionato pacchi e pacchi di figure di merda, negli anni, con questa storia. Certo, la questione ha anche qualche lato positivo: quando gli altri si lamentavano perché al mare (o in piazza) c'era sempre la solita gente, io non mi sentivo minimamente sfiorato dal problema. Però, capirete, globalmente la questione ha il suo peso. In realtà la questione ha anche un suo nome: la chiamano prosopagnosia, e ci studiano anche sopra. Certo, la mia è senz'altro una forma lieve, la mamma la riconosco ancora (forse perché di mamma ce n'è una sola...), ma credetemi, è una discreta rottura comunque. Voi ora lo sapete. Ditelo in giro, se vi capita. E ciao a tutti.

domenica 2 novembre 2008

Le fontane caudine

Premetto che reputo la presenza delle fontanelle, così come quella delle panchine, uno dei più immediati segni tangibili della civiltà di una città. Offrire gratuitamente acqua ai viandanti e riposo alle loro stanche membra senza costringerli a entrare in un bar è un gesto assai nobile. Però.
Però salvo poche, lodevoli eccezioni, le fontane hanno un difetto. Sono basse. E per bere ti costringono a chinarti fino a mezzo metro da terra, operazione scomoda e che obbliga l'assetato ad offrire alla vista dei passanti una parte di sé unanimemente ritenuta poco nobile.
Anche qua, come in molti altri casi della vita, una ragione ci deve pur essere.
Ci ho pensato.
Escluderei le economie sulla materia prima: sul prezzo della fontana, comprensivo di installazione e tutto, un allungamento di un palmo non dovrebbe incidere in maniera apprezzabile. Mi sentirei d'altronde di escludere anche altre ragioni tecniche, estetiche o comunque architetturali. E allora?
La spiegazione che mi pare più plausibile, anche se difficilmente gli assessori alle fontane la confesseranno, è che i sindaci intendano obbligare gli utenti delle fontane cittadine a ringraziarli per il servizio offerto loro. Facendo la fontana bassa, chi ne vuole usufruire deve inchinarsi, quasi prostrarsi, di fronte al gentilissimo amministratore pubblico che si è prodigato per rendere più confortevole il suo soggiorno in città. Un po' come se venisse costretto a passare sotto le famose forche caudine, direi.
Poco male. Tutto sommato, mi pare che ne valga senz'altro la pena.

sabato 25 ottobre 2008

I granturchi

Gran popolo, no, i turchi? Ma sì. Insomma, via, questi fumano come turchi, bestemmiano come turchi e tutto il resto, e detta così sembrano simpatici. Personalmente purtroppo non ho l'onore di conoscerne neanche uno, di turco, ma a occhio paiono proprio un popolo di un certo livello. Popolo di santi poeti e navigatori forse no, ma popolo di inventori sicuramente. Di inventori dotati di intelletto vasto e variegato. E le prove fioccano.
Per dire, pensate un po': i turchi, gli stessi turchi, hanno inventato sia il bagno turco che il cesso alla turca. A leggerli così, senza sapere di cosa si parla, "bagno turco" e "cesso alla turca" sembrerebbero sinonimi: e invece non solo non si tratta di variazioni sul tema, bensì (e da lì si vede il genio) sono due concetti che stanno proprio agli antipodi dell'idea stessa di bagno.
Non per fare il saccente, ma vi ricordo che questo è un bagno turco:

mentre questo è un cesso alla turca:

Vi rendete conto che queste due cose sono state progettate dalla stessa gente? A me sembra incredibile.
Ogni onore ai turchi.

lunedì 20 ottobre 2008

Un post sul treno

Questo, o miei cari lettori, potrà sembrarvi un post qualunque, un altro dei soliti post sul treno, ma non è così. Questo è speciale. Questo è un post sul treno proprio perché lo sto scrivendo sul treno, con la penna, su un pezzo di carta. Oddio, se lo state leggendo significa che l'ho trascritto [infatti, ndr], ma vi assicuro che ora lo sto scrivendo a mano. Sono in treno, ho le cuffie, seduta davanti a me c'è una tipa assolutamente non trascurabile, e io la guardo e scrivo questo post, e poi la guardo e poi scrivo questo post, a intervalli regolari.
Chissà, forse starà pensando che le sto scrivendo una lettera, una poesia, una canzone, o che le sto facendo un ritratto o chissà cosa. E si meriterebbe tutto ciò e molto altro, intendiamoci. E invece no, niente di tutto ciò e niente di molto altro. Sto solo scrivendo questo post.
Se la incontrate, fate un piacere a entrambi: non diteglielo. Grazie.

mercoledì 15 ottobre 2008

Fwd: Prugne

Ririceviamo e ripubblichiamo. Senza parole, stavolta.

---------- Forwarded message ----------
From: Uno che gradisce l'anonimato
Date: 2008/9/23
Subject: Prugne

Immagino tu sappia già cosa devi fare..
PS: al solito, gradisco l'anonimato.
E poi dì che non sono un amico

sabato 11 ottobre 2008

Fwd: Sincolpatia del porticismo

Riceviamo e pubblichiamo.
Poi voglio vedere se avete ancora il coraggio di dire che i miei post fanno schifo...

---------- Messaggio inoltrato ----------
Da: il mio ex collega Luca
Data: 11 ottobre 2008 13.37
Oggetto: Sincolpatia del porticismo

La sincolpatia può essere un argomento peripezievole, a men che l'attendente lettore faccia gruppo nella ristretta cerchia di illuminuomini e illuminonne con una preparazione inininindifferente sulla congiuntura politico-socio-amministrativo-culturale al magazzino generale della polonia del 23° secolo secondo la calenda ungarica. Tuttavia nella mia postizione di divulgante cercherò di rendervi partecipi, per quella che è una vera e propria rivoltazione tumultuosa storica.

Il magno Leboschius può essere considerato a tutti gli effetti un postcursore Dell realmisticismo e precursore del mouse sincolpatico, lo quale trova la sua magnifica attuatività nelle gesta scribacchiane del raffinato Scrauz. Il motivo del contendere risiedette nella crisi generale appiattente che percosse la nazione sotto la guida del tirannide Berlosk, nel mezzo della quale i citroiens pollaccheschi approntarono un ruzzolamento altrettanto generale di teste, compresa quella del leader odievole e degno-di-sdegno massimo. Soltanto i versi immantinenti che li sfracelleranno alli studenti lì per là domarino lo spirto guerrafondaio della ressa popolesca. Leboschius introdusse una stilosità scorrevolmente intricante che faceva un pochettino lo scozzamento con l'ingazzamento. IMHO esta scriva loca non null'altro pole esse se non il trailer della sincolpatia in quanto indubbiamente c'era già una gran dose di porticismo.

Alla fine Scrauz, dell' H di prima originario, ereditando con l'ultima domanda il montepremi, ci conficcò tra verso e strofa, cosiccome tra capo e collo, una'n'anafrassi che spezzando hadroni generò bosoni a sfare, e sicchè la folla delirante non potè che passare alla quiete dopo la tempesta, con buona pace della rete di massa e del potenziale di inflazione.

Che ne pensate?

domenica 5 ottobre 2008

Con la P maiuscola

Non ricordo la prima volta che vidi il mare. Ricordo però la prima volta che incontrai la Poesia. Quella con la P maiuscola. E come accade talvolta in questi casi, l'incontro fu fortuito, inatteso nei luoghi, nei tempi e nei modi, ma destinato a lasciare un segno profondo nella mia esistenza.
Ebbene, erano i primi anni '80, e fu allora che io entrai in contatto con la Poesia. Avvenne in televisione. Già. E non su blasonate reti nazionali, ma in una piccola emittente locale toscana. E non certo all'interno di un programma culturale (ce n'erano? chissà, può darsi), bensì in uno spot pubblicitario. Proprio così, la Poesia in uno spot. Il lampo di genio di un ignoto Poeta messo al servizio del commercio ma chiaramente riconoscibile, troppo grande per venir corrotto dal vile denaro.
Si trattava di un componimento brevissimo (credo si possa definire un distico o qualcosa del genere) ma di un'intensità mirabile. Ve lo riporto per intero, così capirete immediatamente:

Elettroforniture pisane:
Compri bene e più soldi ti rimane.

Vi rendete conto? Rileggetela qualche volta e poi, passata l'emozione, analizziamola con calma.
Il primo verso è interamente dedicato al committente, ché così ci si toglie il pensiero.
Il secondo verso parte piano, con due termini volutamente sciatti, colloquiali, appartenenti a un registro semantico decisamente popolare, ma riserva il botto per il finale: per la rima baciata con pisane il Poeta estrae dal cilindro nientepopodimenoché un e più soldi ti rimane. Questa è Poesia pura. Evidentissima infatti è la licenza poetica, che tra l'altro costituisce una figura retorica non delle più comuni, una sillessi o roba simile; ma qua la nomenclatura importa poco, quello che conta è la magia delle parole e il colpo di genio di chi le ha scelte, plasmate e disposte in maniera così splendidamente poetica.
Ah, la Poesia...

mercoledì 1 ottobre 2008

Roba da ventunesimo secolo

Stamattina ho scoperto una cosa, e data la mia proverbiale magnanimità ho deciso di mettervene al corrente. Sono graditi ringraziamenti.

Dunque.
Come ben saprete, per far partire un treno da una stazione il capotreno deve mostrare al macchinista una bandiera verde o (di notte) una luce verde; ciò non prima di aver ricevuto da tutti i conduttori un segnale di consenso, che, di notte, viene dato agitando orizzontalmente una luce bianca, come illustrato. D'altronde, in certe situazioni è necessario far fermare un treno in un certo punto non provvisto di segnali semaforici, e per farlo si espone una luce rossa.
Sono sistemi pratici, chiari, semplici, ma, diciamolo, un po' antiquati. Rudimentali. Le moderne tecnologie permetterebbero metodi di segnalamento ben più evoluti. Mi chiedevo il motivo per cui questi non venissero adottati, finché proprio stamattina ho scoperto con gioia che le gloriose Ferrovie sono più all'avanguardia di quanto immaginassi.
Da qualche tempo, infatti, a tutto il personale viaggiante (o quasi) è stato assegnato un palmare. Serve per controllare i biglietti emessi elettronicamente, per fornire ai viaggiatori tutte le informazioni su orari ed eventuali ritardi, cose del genere. Questo lo sapevo. Stamattina ho scoperto che non è tutto.
Qualche artista della programmazione ha infatti ideato un geniale software che permette di utilizzare il palmare anche per gestire le comunicazioni di cui sopra in maniera rispondente alle esigenze del trasporto moderno. Il software in questione permette infatti nientepopodimenoché di disegnare, sullo schermo del palmare, un cerchio verde, o bianco, o rosso. Così il ferroviere, anziché esporre un'antiquata lampadina colorata (roba del secolo scorso), espone un palmare con un cerchio colorato che simula la lampadina stessa. Avantissimo.

sabato 27 settembre 2008

Se non ci sentiamo per un po'...

Mi è stato illustrato ieri sera e ne ho cercato e trovato conferma stamattina su diversi autorevoli siti in giro per Internet: il muggine (Mugil cephalus) è un simpatico pesciolone che ha l'ottima abitudine di sguazzare in un qualunque liquido contenente una minima percentuale d'acqua, e infatti vivacchia senza grossi problemi in porti, foci di depuratori eccetera (anche serbatoi di coca cola? chissà). Si nutre raschiando quelle viscide alghette schifose che si trovano attaccate agli scogli, ma solo quando è festa: normalmente ruma col muso nella fanghiglia del fondale ciucciando la sabbia alla ricerca di qualcosa di vagamente commestibile. Un pesce senza troppe mozze, come direbbero da queste parti.
E detta così mi starebbe anche bene. Senonché queste interessanti informazioni mi sono state fornite ieri sera, a cena, dopo che avevo finito di mangiare un ottimo carpaccio di pesce. Carpaccio significa roba cruda, lo sapete.
E il pesce che pesce era?
Esatto, lui.
In altre parole, ho mangiato uno di questi aggeggi crudo. Quasi vivo. Pescato da uno dei commensali giusto ieri mattina, con la fiocina, nei pressi della diga del porto di Spezia, sapete, dove c'era stata quell'invasione di alghe tossiche qualche tempo fa, forse ne avrete sentito parlare. Insomma, il valido pescatore ieri mattina s'è immerso, si è trovato davanti questo branco di muggini (branchi di branzini mai), ha sparato e ne ha presi due in un colpo solo. Sostiene che non erano muggini di porto, ma si trattava senz'altro di muggini che venivano dal mare aperto, giacché erano più magri e affusolati di quelli autoctoni. Voci di corridoio sostengono invece che si trattasse solo di muggini malati, ma non ci sono conferme. E, insomma, ha preso questi due muggini nel mucchio, li ha affettati e molto gentilmente ce li ha offerti. Ed erano anche buoni, ve l'ho detto.
E poi di seguito c'era un arrosto al pepe con tanto di quel pepe che, ne sono certo, nella notte avrà di certo sterilizzato tutto il tratto che va dall'esofago all'intestino tenue spegnendo ogni eventuale sussulto di vita del muggine crudo. Era buono anche l'arrosto, e poi quelle robe così piccanti hanno un vantaggio, sono come un'offerta 2 al prezzo di 1: li senti dapprima quando entrano, mentre li mangi, e poi li senti di nuovo quando escono. Due piccioni con una fava, proprio.
Poi c'erano vari tipi di patate con vari tipi di pepi, uno strano pane con semi di papavero da oppio (Papaver somniferum), e un semplice ma onesto dessert. Cosa voglio di più?
E quindi, a parte gli scherzi, io che non ho fatto un cazzo ringrazio ufficialmente:

  • Chi ci ha messo la casa;
  • Chi ha pescato i pesci ratto, ehm, muggini;
  • Chi ha fatto da mangiare;
  • Chi ha lavato i piatti;
  • Chi mi ha portato fino a Caprognano col jeeppino e pure riportato a casa.

lunedì 22 settembre 2008

Ciuf ciuf clic clic

Ancora treni, sì. E no, perché non ve ne fregherà niente ma stasera ero seduto nella fila dietro a una tipa, sui 40, mezza spagnola o comunque spagnofona, con una macchina fotografica. Non era male, la macchina (la macchina!): reflex digitale, Nikon, zoom bello lungo, insomma un bell'oggettino. E questa tizia ha pensato "L'ho pagata, la uso!", e si è messa a fotografare. Ha iniziato subito dopo Pisa, sul ponte, e quando sono sceso non aveva ancora smesso. Ne avrà fatte un migliaio. E a che cosa le ha fatte, poi? A me? Macché. Al tramonto. Sì, c'era il tramonto, è vero, ma c'è tutti i giorni, e non era chissà che tramonto, e non c'era neanche il mare, neanche un po'. E quella ha documentato tutte le fasi di quel cazzo di tramonto, attimo per attimo. Se il sole tornava su faceva lo scoop, ma stavolta le è andata male. E tutto ciò col finestrino spalancato e io dietro. E finito il tramonto? Si è girata di là, ha aperto l'altro finestrino e ha fotografato i monti. Un altro migliaio di foto alle Apuane, metro per metro. Col flash. Che notoriamente a qualche chilometro di distanza dà il meglio di sé, il flash. E ha attivato anche la funzione anti occhi rossi, sia mai che le venisse il marmo con gli occhi rossi, sta male. Insomma, questa adesso sarà lì che cancella migliaia di foto inutili. Inutili proprio come questo post. Però ormai l'ho scritto e non lo cancello, io. Mica come quella, io.

giovedì 18 settembre 2008

Mimesi ferroviaria

L'altra mattina invece sul mio treno è salito un soldato. Uno dell'esercito, proprio. Non so che grado avesse, in tutta la simbologia delle stellette e delle mostrine non ci ho mai capito un tubo (e questo non è mai stato tra i motivi che mi hanno fatto perdere il sonno), ma che fosse un soldato era palese, si vedeva da qua a laggiù in fondo: aveva la mimetica...
Ehi, un momento. Ripeto.
Si vedeva che era un soldato, e lo si vedeva chiaramente, da un'estremità all'altra della carrozza, perché aveva la mimetica.
Qualcosa non va.
Io non so come si sarebbe ambientato quel soldato nella giungla o nella tundra o nella pineta di Migliarino, ma su quel treno quella mimetica non funzionava affatto. Il tipo non si mimetizzava neanche un po', anzi, ve l'ho detto, lo si sarebbe riconosciuto a chilometri.
Urgono provvedimenti.
Ne suggerisco due, alternativi e complementari:

  1. Si forniscono ai soldati, o almeno a quelli che usufruiscono del treno, delle divise prodotte con la stessa stoffa che ricopre i sedili del treno stesso. Aumenterebbe il bagaglio e il tempo necessario alla vestizione, ma l'effetto sarebbe garantito e la flessibilità massimizzata.
  2. Si installano in ogni carrozza, accanto ai posti riservati a mutilati e invalidi eccetera, dei seggiolini appositi per i militari, ricoperti della stessa stoffa con cui sono prodotte le mimetiche. Metodo assai meno flessibile ma più pratico.
Di sicuro, ne converrete, così non si può andare avanti.

domenica 14 settembre 2008

Famolo strano


Via, ci dovrà pur essere un motivo. Non si saranno mica messi a produrre una tavoletta da cesso con quella forma lì e con quei tre aggeggini sotto solo per passatempo. Eppure. Io è da quando il tipo che mi ha mandato questa foto mi ha mandato questa foto che non smetto di interrogarmi sull'utilità di siffatti accessori da cesso, senza alcun risultato. Ma voi che siete così perspicaci e ferrati sull'argomento saprete senz'altro offrirmi la soluzione a questo enigma. Forza, rispondete numerosi! (se vi pare)

martedì 9 settembre 2008

Un post che è la fine del mondo

Gente, io ve lo dico. Lo so che lo sapete già (e che fingete di non crederci), ma come insegnano le nonne è sempre meglio pararsi il culo. Non vorrei che poi qualcuno venisse fuori a dire che non vi avevo avvertito, e allora vi avverto: qua come niente domani finisce il mondo. Il mondo, gente, mica balle. Questi simpatici amici svizzeri domani di buon'ora pigliano due microparticelle a caso, le fanno girare per un po', e poi le sbattono una contro l'altra forte forte; quelle picchiando producono un little big bang, da lì nasce un buco nero piccino piccino picciò ma pur sempre nero e come tale, nel suo piccolo, incazzato nero, e quello in un minchiosecondo fa sparire tutta la Svizzera compresi cucù, coltellini, mucche e fondi neri (pure loro), e poi da lì pian pianino inizia a rosicchiarsi tutto il pianeta, e noi moriamo tutti. Facile, no? Dice che 'sto buco nero in quattr'anni se l'è fatto fuori tutto, il pianeta, fino all'ultimo canguro. Poi farà il ruttino e inizierà a ciucciarsi pure la luna, così, come dessert, ma a quel punto sapete quanto ce ne fregherà della luna. Certo, c'è di buono che ci metterà quattro anni. In questi quattro anni uno potrà prendere il Cisalpino e andare a vedere il buco nero. Farsi una foto col buco nero. Farsi risucchiare dal buco nero (e qui mi fermo). Son belle cose. E poi, chissà che rumore fa un buco nero. Chissà se puzza, un buco nero. Tra un po' lo sapremo. E, girando per le strade di un mondo che finirà dopo qualche anno, ci si potranno togliere un sacco di soddisfazioni. Sempre che qualcuno non si tolga prima le sue su di voi. Ma intanto, che vi frega, un anno più un anno meno...
Via, basta, io ve l'ho detto. Il mio dovere l'ho fatto. Ci si risente. Magari in un'altra dimensione.

sabato 6 settembre 2008

Carpe (senza diem)

Dico: prendiamo i pesci. Se non esistessero i pesci riuscireste a immaginarli? Non lo so, ma intanto esistono già da diverso tempo, e comunque sono certo che (salvo rare eccezioni) non avete colto la citazione colta, quindi lasciamo perdere, non dormiamo e prendiamo i pesci.
I pesci vivono nell'acqua, e ciò è noto. Ci sono pesci d'acqua salata e pesci d'acqua dolce. Gli uni stanno in mare, gli altri nei fiumi, nei laghi, nel Canale eccetera. Fino a qui dovremmo esserci tutti, no?
Bene.
Solo che, appunto, il mare è uno, mentre i fiumi, i laghi eccetera sono tanti. Ma tanti tanti. Sono una marea, se mi si passa l'espressione. E mentre un pesce che vive nel mare, stando attento, se ne può andare in giro un po' dove gli pare, uno che vive in un fiume non è che un bel giorno può prendere e andarsene in un altro. Perché tra il suo fiume e l'altro, lì sì che c'è di mezzo il mare (mentre tra il dire e il fare, com'è noto, c'è di mezzo e il), e lui è un pesce di fiume, e dal mare non ci può mica passare.
Quindi, ciò che mi chiedo è: come fanno a esserci più o meno gli stessi tipi di pesci in tutti i fiumi?
Sì, lo so che non sono proprio gli stessi, che ci sono varie razze e varie specie e roba varia, però, via, più o meno una carpa è una carpa, e le carpe ci sono in un sacco di fiumi. E lo stesso vale per un mucchio di altri pesci. Come ci sono arrivati tutti quei pesci uguali in tutti quei fiumi diversi? Io non lo so, voi non fate finta di saperlo.

lunedì 1 settembre 2008

Botta di Cultura

Come certamente non ignorerete proprio voi che siete cittadini del mondo, nei giorni scorsi qua a Sarzana si è tenuto il ben noto Festival della mente. E quando la Cultura arriva in città, se posso, ne approfitto per darmi una sgrezzata. E quindi in questi 3 giorni ho assunto una dose di Cultura che neanche in 3 anni. Sono andato a vedere, nell'ordine:

  • Toni Servillo
  • Piergiorgio Odifreddi
  • Matteo Motterlini
  • Danilo Mainardi
  • Roberto Andò e Ferdinando Scianna
  • Marc Augé con Marco Aime
  • Alessandro Barbero
  • Moni Ovadia

Sento già i vostri mugugni: E a noi che cazzo ce ne frega?, state mormorando. Innanzitutto vi invito ad adottare una terminologia meno scurrile, ché qua si parla di Cultura, mica cazzi&caimani. E comunque, tutto ciò era per ringraziare ufficialmente e pubblicamente la zia che mi ha gentilmente fornito il pass.

martedì 26 agosto 2008

Tenere fuori dalla portata del Gilo

Non molti giorni fa mi sono recato in questo grande magazzino sarzanese (ma non disperate, fa parte di una catena, se siete fortunati magari ce n'è uno anche costì vicino a voi), e lì, in uno scaffale dei tanti, ho visto queste racchette fulminazanzare. Sapete quali sono, no? Sono quelle specie di piccole racchette da tennis dotate di una pila nel manico e aventi le corde, metalliche, percorse da corrente, fatte in modo tale che qualora la malcapitata zanzara dovesse toccarle ne rimarrebbe istantaneamente e definitivamente fulminata. Lo so, non sono certo una novità queste racchette ammazzazanzare, ormai è da diversi anni che se ne vedono in circolazione. Ma quelle avevano la particolarità non secondaria di essere vendute a un prezzo sensibilmente inferiore a ogni altra racchetta massacrazanzare in cui mi ero imbattuto fino all'altro giorno.
In realtà non ne avrei bisogno di una racchetta accoppazanzare, specialmente da quando ho installato la zanzariera alla finestra della camera; tuttavia, forse a causa del risvegliarsi di qualche ancestrale istinto di caccia, sopito in me fin dal paleolitico superiore, ero quasi tentato di comprarne una. Diciamocelo, la racchetta sterminazanzare sta alla zanzariera come cacciare una pernice nella brughiera di mattina dove non si vede un casso per ritrovar se stesso [cit.] sta a comprare quattro ali di pollo alla Coop.
Senza considerare quanto segue: la racchetta trucidazanzare può essere facilmente riadattata per molteplici altri scopi. In fondo non si tratta che di una griglia composta da sottili conduttori e dotata di un manico isolante. Basterebbe comprarne un paio (il prezzo è popolare, ve l'ho detto), collegarle alla corrente (intendo proprio la 220, mica quelle due stitiche ministilo in dotazione), inserire un qualche essere vivente a mo' di toast tra le due griglie, stringere bene e premere l'interruttore. Per il ben noto effetto Joule, l'energia elettrica che fluirebbe attraverso il corpo dell'essere ex-vivente in questione, trasformandosi in energia termica, ne consentirebbe una cottura uniforme, dietetica, rapida e altamente innovativa. Una roba da grandi chef. A quel punto non rimarrebbe altro che da scegliere il tipo di carne più adatto a tale metodo di cottura. Servirebbe un animale di forma pressoché rotonda, schiacciata, del diametro di un CD o poco più, non molto veloce a scappare... Uhm... Qualche idea?

mercoledì 20 agosto 2008

Qui si fa.

L'altro giorno ho preso la corriera (tanto se non lo precisavo io ci pensava qualcun altro...) e sono andato a Lerici. E sono passato davanti al Cinema Teatro Astoria. In effetti è difficile non passarci davanti, andando a Lerici con o senza corriera, ed è soprattutto difficile, passandoci davanti, non notarlo. Anche se non è certo una novità. In effetti è da un bel po' che c'è, ma come tutte le cose prodotte dall'uomo, tra cui l'uomo stesso, ci sarà stato sicuramente un tempo in cui non c'era. Poi lo avranno costruito. E niente, me li vedevo mentre lo costruivano. L'architetto, il capomastro, tutti gli operai a fare su e giù per i ponteggi, davanti ai ponteggi il classico telo verde, e sopra un cartello:

QUI SI FA L'ASTORIA.

Mica male, dev'esser stato. Peccato che non c'ero.

venerdì 15 agosto 2008

Un anno fa


Questa foto l'ho scattata io, trecentosessantasei giorni fa giusti giusti.
Per la cronaca, vi comunico che anche il dito è il mio. Ma l'avrete senz'altro riconosciuto anche da soli.
Perché, sapete, talvolta quando voglio riesco anche a essere un artista.

lunedì 11 agosto 2008

Ahi Siena, vituperio de le genti

Quest'oggi invece sono stato a fare un giro a Siena. E mi sono un pochino incazzato. E' vero, forse incazzarsi non serve, probabilmente ormai non c'è più niente da fare, è andata come è andata, quel che è stato è stato e chi ha avuto ha avuto e tutto quanto, però permettete che uno s'incazzi? Perché poi va sempre così in Italia, si fanno le cose come viene, giorno per giorno, alla cazzodicane, senza un minimo di visione d'assieme, senza un progetto a lungo termine. Ma dico, santi numi (anzi, non dico testualmente così, ma lasciamo stare), dico, caro fondatore di Siena, sei lì che stai fondando Siena. E dico Siena, non una Caprognano qualsiasi. Una città che per secoli ha avuto un'importanza politica, economica e culturale non indifferente, e che anche in seguito ha mantenuto un suo perché. Quante volte ti capiterà nella vita di fondare una città così? Sii onesto, non tante. E allora pensaci un attimo, prima. La vuoi fondare proprio lì, perché ti piace il posto, c'è aria buona, tutto quello che vuoi. Va bene, è un tuo diritto. Però, cazzo, prima di metterti a costruire così alla rinfusa guardati un attimo intorno. Pensa che milioni di persone, nei secoli dei secoli, dovranno viverci, in quel posto lì, almeno per qualche ora. E camminarci, su e giù e giù e su. E allora, grandissima testa di minchia, prima di buttarti con le ruspe e le betoniere e le gru dai una spianata! Dai, non ci vorrà mica tanto. Non deve venire un biliardo, qualche falsopiano si sopporta, ma mica così! Guarda i pisani, per dire. Eppure via, diciamocelo, sono pisani: non hanno altro che una torre e pure storta. Ma la città, loro, l'han fatta dritta. Orizzontale. Bella para. Così uno la gira tranquillamente in lungo e in largo senza ritrovarsi alla sera con due polpacci degni di una sollevatrice di pesi bulgara. Mica scemi. Loro.

mercoledì 6 agosto 2008

Vedi Napoli e poi torna

Ebbene sì, l'ho fatto. L'ho fatto e ne ho le prove:


Esatto, ieri, Sarzana - Napoli e ritorno in giornata. Partenza alle 05:59, arrivo alle 12:36, ripartenza alle 17:24, e alle 23:48 (più qualcosa) ero a Sarzana. Una bella botta di vita, non c'è che dire. Anche nominalmente sarebbero 1220 km, ma in più c'è qualcosa che i numeri non dicono.
Viaggio di andata. Salgo, mi siedo, posto finestrino, nello scompartimento sono da solo ma so che non dura. Infatti a Massa sale una quarantenne salernitana in trasferta, mi si piazza davanti, dice due cazzate, capisce che non è aria e la smette. Ok. Avanti.
A Livorno colpo di scena. Sale una tipa napoletana, sui 30, con quattro fantetti. Quattro. Bambini. Napoletani. Casinisti come pochi. Una di qualche mese, che a Formia smette di frignare e piscia sui seggiolini. Gli altri dai 4 ai 9 anni o giù di lì. Questi non fanno che urlare, battere, scalciare, sputacchiare roba in giro. Lei gli urla più di loro, dispensa pattoni in abbondanza ma si vede che non ci sa fare. La massese (sì, c'è sempre anche lei, siamo in 7, non ho sbagliato i conti) le si risveglia un qualche desiderio di maternità e inizia a giocare anche lei con questi stramaledetti pargoli. Io a Follonica ho già mal di testa, e continuano a piovermi sui piedi dinosauri e saiyan. Saluto il cartello Napoli centrale come fosse la statua della libertà.
Per il viaggio di ritorno poco da segnalare, se non che capito in un seggiolino sfigato senza bracciolo centrale. Non era rotto, proprio non c'era. Ma caro signor Giugiaro, dico io, progetti il restyling di una carrozza da Intercity plus, ci metti pure la firma, e lasci qua e là qualche seggiolino sfigato senza bracciolo centrale? Ma si può sapere perché? E se non era plus cosa ci mettevi, gli sgabelli?
Polemiche a parte, tra andata e ritorno sono riuscito anche a fare quanto segue:

  • Gustare un piatto tipico della tradizione partenopea (menù Big Tasty Bacon con patatine Vertigo e cono, e crepi l'avarizia);
  • Non farmi derubare (di cosa?);
  • Gettare un po' di rumenta per strada, così, per spregio;
  • Arrivare a piedi fino a piazza Plebiscito e soprattutto tornare indietro in tempo.

Direi che non c'è male, tutto sommato. Magari lo rifaccio. Magari no.

sabato 2 agosto 2008

Istruzioni per l'uso

L'ho imparato ieri sera, e proprio perché sono io ve lo dico anche a voi:
Il telefono cellulare non è lo strumento più indicato per stappare una bottiglia di birra.
O più precisamente: sì, in realtà funziona, facendo leva e facendo qualche tentativo alla fine la bottiglia si apre, ma poi è molto probabile che le tracce di questo episodio rimarranno sul cellulare a lungo.
Ora non dite che non vi avevo avvertiti.

martedì 29 luglio 2008

Poteva essere serio

Stasera avrei voluto scrivere un post serio, per una volta. A dir la verità avevo anche cominciato a buttarlo giù, poi ho cancellato tutto: non sono neanche tutti fatti miei, figuriamoci vostri.
E' che, sapete, sono successe diverse cose, negli ultimi tempi. Non a me, almeno non direttamente, almeno non ancora. A gente che mi sta intorno. Non è morto nessuno, come si dice in questi casi, però non è che il pensiero che c'è chi sta peggio debba essere sempre necessariamente una consolazione.
Ma insomma, cos'è successo?
Per sommi capi, e in ordine rigorosamente cronologico: una persona che conosco da un po' ha avuto qualche problema affettivo, un'altra persona che conosco (certo non da una vita ma la conosco, e in ogni caso una persona, comunque la si tratti) ha avuto qualche problema lavorativo, e un'altra persona che ho la fortuna di conoscere ha avuto qualche problema, diciamo, sociale. E io, in tutto ciò? Io niente, solita roba, continuo a fare le mie solite cazzate e tra una e l'altra vado avanti, ma non sono sicuro che niente nuove siano sempre buone nuove. Per un po' forse, ma dopo ci si stufa. E per dirla tutta c'è anche la possibilità che tra un po' le nuove arriveranno e che dopo si rimpiangerà quando non c'erano.
Tutto ciò per dire cosa? Che questo poteva essere un post serio. Ma non lo è. E' solo un altro post brutto. Peccato. Sarà per la prossima volta, forse.

sabato 26 luglio 2008

Si fa presto a dire Corso.

Lungi da me fare pubblicità, tanto più se occulta. Però - tutti lo sanno - c'è una Antica Gelateria che prende il nome da un non meglio precisato Corso. E si tratta di una Gelateria piuttosto famosa. Sicché immagino che l'ignoto Corso da cui essa prende il nome potrebbe avere buoni motivi per vantarsi di essere proprio lui a dare il nome a cotanta Gelateria. Si dovrebbe perciò chiamare almeno almeno Corso dell'Antica Gelateria. Ma allora la Gelateria, per dimostrare la sua gratitudine, il suo attaccamento al luogo e il suo radicamento nel tessuto sociale, dovrebbe quanto meno precisare che il Corso a cui fa riferimento è proprio quello e non uno a caso: dovrebbe dunque chiamarsi Antica Gelateria del Corso dell'Antica Gelateria. Per riflettere fedelmente l'avvenuta variazione nella ragione sociale della Gelateria, il Corso dovrebbe quindi essere denominato Corso dell'Antica Gelateria del Corso dell'Antica Gelateria. E così via.
No, non se ne esce.

domenica 20 luglio 2008

Istigazione alla rivolta? forse

Leggevo qualche tempo fa la storia di questa tizia francese laureata in lettere che si è ritrovata a fare la cassiera in un supermercato, e su questo lavoro ha scritto prima un blog e poi un libro, nei quali racconta quello che si vede stando dall'altra parte della cassa e soffermandosi in particolare sulla mancanza di rapporti umani, sulla maleducazione dei clienti, e insomma sulle piccole e grandi frustrazioni quotidiane connesse al lavoro di cassiera. Che in effetti - a occhio - non dev'essere un gran lavoro. In tutto il giorno non fai che sollevare roba da una parte e rimetterla giù dall'altra, sentire dei bip, dire quant'è, contare i soldi, grazie arrivederci; la gente poi ti odia, ti considera meno dell'ultima ruota del carrello e appena può tenta di fregarti; e insomma non dev'essere proprio il massimo.
Però qualcosa si può fare, forse. Anzi, si deve poter fare. In qualche modo le condizioni di vita e di lavoro delle cassiere devono poter migliorare, accidenti.
Senza troppa fantasia, mi permetto quindi di avanzare una proposta:

lo sciopero delle cassiere.
Certo non "sciopero" nel senso di lasciar chiusa la cassa, quello no: penso a uno sciopero sullo stile di quello dei casellanti, piuttosto. Che al momento è uno dei pochi scioperi che fanno felici gli utenti. Uno sciopero dello stesso tipo, fatto dalle cassiere, significherebbe far passare liberamente la gente dalla cassa senza sollevare roba, senza sentire bip, senza dire quant'è e soprattutto senza sporcarsi le mani col vile denaro. Sono convinto che in questo modo la categoria sociale delle cassiere acquisterebbe in un colpo solo una sconfinata stima da parte della gentile clientela e un potere contrattuale notevole nei confronti dei padroni.
In fondo, lo dico per loro.

mercoledì 16 luglio 2008

Un post di classe (seconda)

Un biglietto di sola andata in seconda classe da Sarzana a Genova (per dire una destinazione a caso), con un comune treno regionale, costa 6 euro e 90. Per lo stesso viaggio con lo stesso treno, in prima classe, si spendono 10 euro e 40.
Non è mica una differenza da poco, caspita, è più del 50% in più!
E le differenze nel servizio offerto quali sono? Sì, è vero, i seggiolini sono un po' più comodi, e magari il livello sociale dei compagni di carrozza è un po' più elevato (che poi questo costituisca un reale vantaggio è tutto da vedere), ma non credo che ciò sia sufficiente a giustificare una tale sproporzione nella tariffa. Il tempo di percorrenza, che è la cosa che più conta, è esattamente lo stesso. Spaccato. Al secondo, proprio. Controllate l'orario, se non ci credete. E anche se il treno è in ritardo, lo è tutto, prima e seconda classe insieme.
Tutto molto comunista, forse, ma mica giustissimo. Se l'utente paga un prezzo superiore è ragionevole che gli venga fornito un servizio commisurato al maggior esborso. La prima classe dovrebbe essere prima, come dice il nome. Arrivare prima, proprio. Staccarsi dal resto del treno e andare avanti. E arrivare a destinazione prima della seconda. O quanto meno provarci. Poi, se il treno era fermo perché davanti ne stava arrivando un altro, pazienza. L'importante è averci provato.

domenica 13 luglio 2008

Un Vitello in meno

Mi sa che il contenuto di questo post non sarà di alcun interesse per il 98% dei lettori del blog. Di conseguenza si colloca al di sopra del livello medio di interesse di ben 2 punti percentuali. Mi accingo perciò a scriverlo con particolare cura.

Niente, è successo che il mio ormai ex collega soprannominato Vito Vitello, mio vicino di scrivania negli ultimi 6 mesi, che aveva iniziato a lavorare lì proprio insieme a me, venerdì ha rassegnato le dimissioni e domani inizia da un'altra parte. E ieri sera, fortunatamente in collaborazione con la sua ragazza, ha offerto una cena ai suoi ex colleghi più cari. Una cena di un certo livello, bisogna dirlo, nonostante alcune assenze di un certo livello.
Per la cronaca, vi riporto il menù:

  • Aperitivo a base di melone, banana e spumante (migliore di quanto sembra);
  • Bruschette con mistura di salsiccia e stracchino;
  • Focaccia ripiena di formaggio, prosciutto e insalata;
  • Ulteriore focaccia ripiena di formaggio, pomodorini, melanzane e non so cos'altro;
  • Pasta al forno con carne dentro e peperoni e panna fuori;
  • Arrosto di porco al latte coi funghi;
  • Insalata con formaggio, pancetta e qualche foglia di insalata qua e là;
  • Tiramisù della casa con scaglie di cioccolato;
  • Vini rossi da tutta Italia nonché dal Regno delle Due Sicilie;
  • Eccellente liquorino artigianale all'amarena, altro alla liquirizia, e vodkina.

Il tutto in quantità sufficienti a sfamare i presenti, i paccatori e 2 o 3 tribù subsahariane.
Capirete che non potevo esimermi dal ringraziare pubblicamente il Vitello (e la consorte) per una tale e tanta cena. Certo, finché è stato mio collega non mi ha risparmiato vessazioni psicofisiche, furti di cibarie e di cancelleria, calunnie, delazioni e commenti diffamanti su questo e altri blog, ma ieri sera si è rifatto. Oddio, sì, poteva anche cominciare prima, ma meglio tardi che mai, no?
E allora, come si confà a un vero Vitello degno di questo nome, in bocca al lupo!

giovedì 10 luglio 2008

Gilo di boa

E così, tra una storia e l'altra, questo blog è aperto già da un anno. Ebbene sì, proprio oggi è un anno giusto giusto. Forse sarebbe stato il caso di preparare un post speciale per festeggiare la ricorrenza, avrei dovuto mettermi lì d'impegno e scrivere qualcosa di veramente memorabile, se solo me ne fossi ricordato prima. E invece no.
Però non si può neanche far finta di niente, via. Tipicamente dopo un anno è tempo di bilanci, talvolta anche seri. E potrei mettermi a farne qualcuno anch'io, volendo. Ma certo non qua.
Qua posso solo notare quante ne ho scritte, di cazzate, in un anno. Per tutte ricordiamo la prima, già carica di significato e premonitrice dell'eccelso livello culturale che avrebbe caratterizzato quasi tutta la produzione successiva.
E ricordiamo tutti i commenti che ho ricevuto, tutti, quelli stupidi e quelli di più.
Che bello.
Ricordiamo.
Fatto?
Ricordato?
Ok, ora a lavorare.

domenica 6 luglio 2008

Poteva essere arte

Ieri mattina, di buon'ora, due solerti operai del comune si sono recati sotto casa mia per ripristinare le righe che delimitano i parcheggi, giacché quelle preesistenti erano state cancellate da un'asfaltatura.
Osservando il risultato del loro lavoro, non ho potuto fare a meno di compiacermi nel constatare che l'Arte era alfine giunta fin sotto casa mia, e si manifestava inaspettatamente attraverso una serie di righe bianche di un parcheggio intervallate dallo spazio per un passaggio pedonale, un tema indubbiamente assai banale se non fosse stato affrontato con tutto il genio che si può notare dalla foto che ho prontamente scattato:
Sfortunatamente però, come spesso accade in casi del genere, qualcuno che non capisce (e quindi non sopporta) l'Arte, qualche ottuso burocrate, qualche bieco rappresentante del Sistema, inorridito da una tale manifestazione di genio è prontamente giunto a rimettere ordine (il suo ordine) nelle cose:
E così adesso io, la mia città e il mio pianeta ci ritroviamo con un banalissimo parcheggio in più, un parcheggio come milioni di parcheggi, e con un'opera d'arte unica al mondo in meno. Peccato. Ma è stato bello crederci.

mercoledì 2 luglio 2008

Apandaperta

Come forse alcuni di voi ricorderanno, qualche tempo fa il mio fedele Pandino (che vediamo qui ritratto al culmine di una delle sue mille eroiche imprese) era stato oggetto di un ignobile tentativo di furto perpetrato da spregevoli criminali, che ovviamente erano stati abbondantemente ma evidentemente non sufficientemente maledetti in un apposito post.
Ebbene, questa mattina, accingendomi come ogni santa mattina feriale a mettermi al volante del mezzo in questione, ho trovato la portiera sinistra aperta. Ma proprio aperta. E anche la destra aveva il pirulino della sicura (si noti il tecnicismo) alzato. All'interno, quel poco che c'era da aprire o spostare era stato spostato o aperto. Per farla breve, i soliti rottinculo ignoti dopo aver frugato in ogni dove hanno rubato quanto segue:
  • Un pacchetto di fazzoletti;
  • Una moneta da 1 euro;
  • Una moneta da 500 lire.

Ora, ditemi voi se si può sprecare un post per della gente che scassina una Panda per rubare 500 lire. C'è poco da dire, questi non meritano un post, questi devono solo iniziare in fretta a morire con dolore, per proseguire poi con la massima calma ma senza alcun ripensamento. E basta.

lunedì 30 giugno 2008

sabato 28 giugno 2008

Spezia mi fé, disfecemi Versilia

Oggi sono stato, o meglio, quel poco che resta di me oggi è stato a Forte dei Marmi. Niente di speciale, se non fosse che sono andato (e tornato, persino) in bici. Ebbene sì. La settimana scorsa ero arrivato a Marina di Massa, quella prima a Marina di Carrara, e l'idea originaria era proprio di progredire un po' alla volta, ma mi sa tanto che la settimana prossima a Viareggio non mi ci vedranno. E forse, per un po', neanche altrove.
Il mio fedele contachilometri sostiene che in 3 ore, 2 minuti e 48 secondi ho percorso 52 chilometri e 700 metri, a una velocità media di 17,2 km/h (massima 36,8 ma in discesa, giù dalla Cima Coppi, che poi sarebbe il cavalcavia dell'autostrada). Anche un noto sito di indicazioni stradali conferma che la lunghezza del percorso è di 26 km circa, ma su questo dato le mie gambe dissentono con tutta la scarsa fermezza che rimane loro. Manca uno 0 da qualche parte, dicono. E il mio apparato muscoloscheletrico tutto è in subbuglio. Non so, probabilmente non ho più l'età per queste cose. Forse dovrei solo scrivere post un po' più elaborati di questo standomene seduto in poltrona davanti al ventilatore con una boccia di luppolo liquido in mano. Non so. Fatto sta che tutto quello che mi può far male lo sta facendo, non ultimo il culo.
Ahi.

domenica 22 giugno 2008

Tutti a casa

Ebbene sì, avete indovinato: per una volta persino su questo blog si parla di Cultura. Cultura cinematografica, per l'esattezza. Si parla di un film, già. Certo non una nuova uscita, un film vecchiotto (è del '60) ma sempre valido. Regia di Comencini, sceneggiatura di Age e Scarpelli, mica pizza e fichi. Ci sono Sordi, De Filippo e altra gente. Parla della seconda guerra mondiale, dell'8 settembre e di quello che ne è seguito. Con ogni probabilità lo avrete già visto, questo film, ma proprio perché sono io ve ne metto una scena:

Ecco fatto.
Contenti? Io, tutto sommato, abbastanza.

venerdì 20 giugno 2008

Cosa mi tocca fare

Allora, vi spiego.
Una mia conoscente mi ha ordinato di pubblicare un post che parli del cane che s'è comprata qualche mese fa, pagandolo fra l'altro una cifra palesemente sproporzionata rispetto al peso e all'utilità della bestia in questione, ma non è questo il punto, né la cosa mi riguarda.
Dicevo. La conoscente mi ha promesso che se avessi messo in questo ambitissimo spazio una foto della bestia di cui sopra mi avrebbe presentato una sua presunta amica (umana) che sostiene essere libera e disponibile.
Ora, sapete quanto io sia fermamente contrario, in linea di principio, ai post su ordinazione che sottendono velati ricatti, ma senz'altro conoscete anche quel famoso paragone che ha tra i soggetti una coppia di buoi; dunque, per farla breve, ecco a voi il cane:

Il problema è che secondo la proprietaria dell'animale dovrei anche scrivere qualcosa di carino e simpatico a proposito della bestiola. Ci ho pensato, ma non è che mi venga granché. Per associazione di idee, guardando la foto qua sopra la prima cosa che mi viene da pensare è, ovviamente, di questo tipo:

Però, appunto, è solo un'associazione di idee, non sarei proprio in grado di imbastirci sopra un post.
Me la date voi una mano? Grazie. Poi vi faccio sapere com'è andata.

martedì 17 giugno 2008

Un post non per caso

A volte mi piace pensare che nell'universo ci sia un qualche tipo di ordine superiore. Le prove che ho raccolto negli anni a sostegno di questa tesi, tuttavia, non sono molte (giusto l'esistenza di qualche ragazza conosciuta o solo vista passare, non molto di più), dunque mi aggrappo a quelle poche a disposizione.
Ad esempio, prendete un bel trenino regionale-ma-non-troppo (di quelli che fermano solo nelle stazioni degne di questo nome, per intenderci) e andate da Spezia a Livorno. Fermate intermedie: Sarzana, Carrara, Massa, Forte dei Marmi, Pietrasanta, Viareggio, Pisa. E guardate fuori dal finestrino, quando vi fermate. Vedrete che a Spezia la stazione è alla vostra destra, a Sarzana a sinistra, a Carrara a destra, a Massa a sinistra, al Forte a destra, a Pietrasanta a sinistra, a Viareggio a destra, a Pisa a sinistra, a Livorno indovinate.
E allora, dico, tutta questa mirabile regolarità può forse essere solo frutto del Caso?

giovedì 12 giugno 2008

E = m g h, perbacco!

Magari non serve, ma prima di ricaricare la batteria del cellulare ho l'abitudine (se posso) di scaricarla completamente. Per farla scaricare uso il giochino del verme che deve mangiare gli insettini e ogni volta che ne mangia uno si allunga, avete presente? Ecco, bravi, proprio quello lì nella foto. Imposto la modalità senza muri, lo faccio partire e lo lascio andare, così il verme se la striscia beato e la batteria si scarica.

Appoggiando il cellulare sul dorso il verme si ritrova a strisciare in pianura, e non c'è problema. Appoggiandolo su uno dei due lati, però, si costringe il povero vermiciattolo a strisciare in salita o in discesa, a seconda.
Ebbene, mi pare di aver notato che la batteria si scarica più velocemente se il verme va in salita. Che poi è anche logico. La fisica non è un'opinione. Il verme deve salire, gli ci vuole energia, e quell'energia la prende dalla batteria, com'è naturale.
Questa osservazione l'ho esternata a qualche mio conoscente di passaggio, tempo fa, ma costoro non hanno mostrato particolare entusiasmo per la mia scoperta.
Eppure...

lunedì 9 giugno 2008

Grazie

Lo so, su questo blog parlo spesso di treni, forse ultimamente anche un po' troppo spesso. Ma stavolta non posso proprio farne a meno. Devo ringraziare una persona. Senza di lui, o di lei, forse a quest'ora non sarei qui a raccontarla.
Sto parlando della persona che ha inventato il bracciolo tra i due seggiolini.
Senza quel fatidico bracciolo stamattina a S.Rossore (per i non addetti: trattasi di una stazione situata decisamente in curva, e quindi, se il treno si ferma, decisamente in pendenza) la mastodontica signora che mi si era seduta (anzi incastrata) accanto mi avrebbe senz'altro spiaccicato contro il finestrino o peggio soffocato tra le sue carni fagocitandomi poi lentamente come una sabbia mobile verticale, come Blob, o come una roba del genere. Brutta fine, ne converrete.
Quel bracciolo e il suo ignoto inventore hanno salvato la mia vita e questo blog di conseguenza.
Grazie.

giovedì 5 giugno 2008

Recensione censurabile

Stamani, verso metà mattina, un mio collega (degno di fiducia ancorché pisano) si mette a raccontare che ieri sera è andato al cinema. Ha visto Indiana Jones e il regno del teschio di cristallo, dice. E, a sentire quello che dice, non gli è neanche dispiaciuto. Ci sono un sacco di effetti speciali, dice, un sacco di scene d'azione.
Rambo gli fa 'na sega, dice testualmente il mio collega.
Io, non avendo visto il film, non so a che scena (d'azione?) si riferisse il mio collega, non so come abbiano fatto a inserirla nella trama, e neppure so quali effetti speciali abbiano usato per girarla, ma no, detta così m'ispira poco, 'sta scena di sesso con Rambo. Mi sa che non ci vado a vederlo al cinema, 'sto film.

venerdì 30 maggio 2008

Piove sulle carrozze e sui cavalli

Stamattina ero in treno, e pioveva. Dentro al treno no, non pioveva, ma fuori sì, e anche forte. Bello essere in treno quando fuori piove. Senti la pioggia che batte sul tetto della carrozza e sui finestrini e sul mondo e tu ci passi in mezzo veloce e asciutto.
Passavo accanto al cavallificio di Migliarino, in particolare, stamattina, mentre pioveva. E c'erano tutti questi cavalli lì in piedi nei loro recinti, fermi, sotto l'acqua, a bagnarsi e aspettare che smettesse. E pensavo che dev'esser brutto essere un cavallo del cavallificio di Migliarino quando piove. Oddio, anche quando c'è il sole non dev'essere il massimo, ma soprattutto quando piove. Dev'esser brutto anche essere un cavallo selvaggio in qualche sterminata prateria spazzata dal vento, quando piove, ma lì almeno hai l'illusione della libertà, di poter andare un po' più in là, dove forse piove un po' meno, o quanto meno puoi passare il tempo a verificare la fandonia secondo la quale ci si bagna di più correndo che camminando. Se il destino ti ha sbattuto in un recinto del cavallificio di Migliarino, invece, te ne stai lì e te la prendi tutta, non ci stanno cazzi. E infatti li vedevi, quei cavalli, che erano tutti incazzati neri, che smadonnavano in silenzio contro un qualche loro dio dei cavalli, inutilmente tanto quanto noi smadonniamo contro i nostri, ché tanto la pioggia non smetteva.
Poi ha smesso. Magari a quest'ora sono asciutti. Chissà.

domenica 25 maggio 2008

Più gallerie per tutti

Una delle principali caratteristiche dei mezzi pubblici è che sono, appunto, pubblici, e che quindi tipicamente insieme a noi c'è anche altra gente.

Un'altra caratteristica dei mezzi pubblici è che, sempre tipicamente, non bisogna guidare, giacché ci viene fatto credere che ci sia qualcuno che lo sta facendo al posto nostro.
Di conseguenza sui mezzi pubblici in genere, e sul treno in particolare (anche a causa della nota conformazione vis-à-vis dei seggiolini), si ha tempo e modo di osservare i campioni di umanità presenti attorno a noi, di studiare i loro comportamenti, di origliare le loro conversazioni. Specialmente quelle telefoniche. Queste, però, spesso si protraggono più a lungo del dovuto, perdendo inesorabilmente di interesse. D'altronde, spesso, uno dei momenti più divertenti delle telefonate altrui è quando vengono improvvisamente interrotte da cause esterne. Tipo le gallerie, appunto.
Sarà capitato anche a voi di assistere alla gustosa scenetta della signora che parla al telefono mentre il treno entra in galleria, di notte. Questa per un po' continua col monologo, convinta che l'interlocutore la stia ascoltando rapito dalla sua arte oratoria. Poi inizia a fare qualche pausa, attendendo segni di vita dall'altra parte. Quindi inizia a urlare "Pronto? Mi senti? Pronto? Pronto?" a volume linearmente crescente. Poi guarda il display, non ci capisce niente, riprova con qualche colpo di "Pronto?", e infine scuote la testa sconsolata, accorgendosi della galleria. Che a quel punto finisce. E si ricomincia.
Insomma, le gallerie servono. O di sicuro non fanno danni. Cioè, ne converrete: molto meglio una galleria in più che una in meno. E costruire gallerie genera comunque occupazione. Quindi: ci vogliono più gallerie.
Certo, si dirà, le gallerie costano. Obiezione accolta. Ma quello che costa (credo) non è tanto la costruzione della struttura della galleria quanto lo scavo che la precede. Cioè, prima di mettere il ferro e il cemento bisogna bucare il monte, e non è mica facile.
Un momento. Bisogna? No, non è mica detto. Si possono costruire ottime gallerie anche senza la presenza del monte. Si possono costruire anche in aperta campagna, chi lo vieta? Anche sui ponti, volendo. La loro funzione sociale di interruzione dei collegamenti radio superflui la svolgerebbero egregiamente.
No?

martedì 20 maggio 2008

Caro Pallo ti scrivo

Caro Pallo (o chi ne fa le veci),
Visto che i nostri amici lettori desiderano così ardentemente conoscere la verità tutta la verità nient'altro che la verità sui miei pensieri parole opere e omissioni, perché non completi le informazioni (false e tendenziose) che hai fornito loro narrando anche quanto avvenuto quest'oggi dopo pranzo, diciamo verso le 14, nel nostro caro stanzino di lavoro?
Prego...

mercoledì 14 maggio 2008

Biglietti prego

Usando spesso il treno, faccio l'abbonamento. E giacché sono un uomo moderno, l'abbonamento lo faccio su Internet. Per chi non lo sapesse, l'operazione funziona così: si sceglie la tratta, si paga, si riceve una mail coi dati dell'abbonamento, la si stampa, se ne ritaglia un pezzetto a forma di carta di credito, e quello è l'abbonamento. Ma così, ovviamente, basterebbe stampare 2 copie per avere 2 abbonamenti. E le Ferrovie non sono mica sceme. E allora su ogni abbonamento c'è il nome, il cognome e un codice univoco, che il controllore dovrebbe inserire in un apposito palmare per verificare la validità e la titolarità dell'abbonamento stesso.
Comodo, ma neanche tanto.
In realtà il vantaggio principale di fare l'abbonamento su Internet consiste nel poter osservare le reazioni dei controllori quando gli si consegna quel pezzetto di carta stampato in casa.
Per esempio, vi riporto alcune delle risposte che ho collezionato finora:
- Questo non l'avevo mai visto, ma è un abbonamento?

(mah, a me l'hanno venduto come tale...)
- Tutto qua?
- E cosa le devo dare?
- Ci vuole almeno un documento.
(certo, se poi gliene dò 3 o 4 è l'ideale)
- E' un abbonamento questo?
(ancora? chieda al suo collega!)
- Ah, questi sono quelli che si fanno su Internet... Eh, allora devo prendere questo... [estrae il palmare] Allora... Mi dà anche un documento, intanto? Eh, ci vuole un po' per controllarli, questi... Perché uno potrebbe anche scriverci quello che vuole, sa, farci una fotocopia... Dunque... Aspetti, eh?
(fai quello che ti pare, dammi la multa, l'ergastolo, basta che te ne vai e mi lasci dormire)
- Ma chi li avrà inventati 'sti abbonamenti qui... Qualche sindacalista che voleva far carriera...
(ma sì, buttiamola in politica che non fa mai male!)
- Grazie.
(ecco, per una volta che passa una controlloressa discreta se ne va via con un grazie)
Continua...?

sabato 10 maggio 2008

Il Gilo aiuta il pianeta?

Faccio il biglietto del treno, e mi sento ecologicamente corretto. In pace con me stesso e con l'ambiente che mi circonda. Per di più poi lo giro e vi trovo scritto quanto segue:

Il treno aiuta il pianeta: con questo viaggio hai prodotto il 92% di anidride carbonica in meno rispetto all'auto e l'88% in meno rispetto all'aereo.
Oh, ma che bello.
Poi però salgo e vedo che in tutto il treno saremo una decina di persone. E allora, come spesso accade, mi sento un po' preso per in giro, e faccio due conti (su dati Wikipedia).
Una carrozza MDVC pesa 36 tonnellate. Se sono 5 vengono 180 tonnellate. Un locomotore E656 pesa 120 tonnellate (e così in totale fanno 300 tonde) e consuma 4200 chilowatt, diconsi quattromiladuecento, non certo prodotti al 100% da fonti rinnovabili. Sugli aerei sono poco ferrato, ma il Pandino, a occhio, pesa e consuma un pochettino meno. E per trasportare 10 persone bastano 2 Pandini, ma facciamo pure 3, che si sta larghi. Comunque sia, ne avanza. Altro che 92%.
E allora, cari amici stampatori di biglietti dei treni, cominciamo a precisare un attimino meglio alcune cosette? a mettere qualche asterischino qua e là? Ecco, bravi.

lunedì 5 maggio 2008

Giornata triste

Stamani ho mangiato l'ultima fetta di panettone.
Restano solo due colombe.
Solo due.
Vacche magre all'orizzonte.
E quelle, credetemi, nel latte si inzuppano malissimo.

giovedì 1 maggio 2008

venerdì 25 aprile 2008

Venticinque Aprile

Visto che almeno per quest'anno ancora lo si festeggia, volevo regalare a tutti i lettori che possiedono ancora un vecchio cellulare di una nota marca finlandese, uno di quelli con le suonerie componibili a mano, magari di seconda mano, la seguente:

8e1 8a1 8b1 8c2 2a1
8e1 8a1 8b1 8c2 2a1
8e1 8a1 8b1 4c2
8b1 8a1 4c2
8b1 8a1 4e1 4e1 8e1
8e1 8d1 8e1 8f1 2f1
8f1 8e1 8d1 8f1 2e1
8e1 8d1 8c1 4b1 4e2 4b1 4c2 16a1
16- 16a1 16a1 16a1 16- 16a1 16- 8a1

E auguri.

lunedì 21 aprile 2008

Pace e bene

Stamattina sono andato a riprendere il Pandino (un Pandino del '99, giusto per capirsi), in sosta da venerdì sera, e ho trovato la portiera sinistra aperta, con la serratura rotta. E un mio collega, che aveva parcheggiato il suo Pandino nello stesso parcheggio, non ha ritrovato proprio niente.
Questi i fatti.
Ma non per questo invoco sugli autori di un gesto non nobilissimo ma profondamente umano la collera di qualche assai poco misericordioso dio protettore dei Pandini o la zelante opera di una squadriglia di incursori d'assalto dotati di sventratori anali perforanti di grosso calibro con uncini retrattili in argento fuso dalla croce della cattedrale di Lanchester, né esorto la vecchia signora con la falce a trastullarsi a lungo coi loro corpi e le loro eventuali anime fino a raggiungere senza fretta ma con caparbietà il suo scopo ultimo, oh no. Giammai potrei. Lungi da me. Io li perdono. Sono esseri umani come me. Sono miei fratelli. Sono miei amici. Gli voglio bene.
Sì, io a quei pezzi informi di materia organica anfibia comunemente detta merda (cit.) gli voglio bene, sono miei amici, li perdono. Li perdono, sì.
Col cazzo.

giovedì 17 aprile 2008

Dalla parte delle donne o da quelle parti

Capita talvolta che mi ritrovi a stupirmi del maschilismo che permea la nostra società, la nostra cultura, la nostra civiltà fin nei meandri più reconditi e infimi, e perciò più significativi di una visione del mondo radicata e condivisa.
Commentando certe notizie recenti, per esempio, mi è capitato di produrre, senza neanche pensarci troppo su, la seguente esclamazione:

Puttana Eva!
Già, proprio così, Puttana Eva. Il che significa non solo colpevolizzare la donna, che pure le sue colpe le avrà avute, ma anche indirizzare direttamente a lei l'insulto, che invece avrebbe potuto essere espresso senza grosse variazioni concettuali in svariate altre forme: chessò, Cornuto Adamo, o Figlio di troia Caino... E invece no, da millenni sempre e solo Puttana Eva.
No, non è giusto. Così non va bene. E non si può continuare con queste ingiustizie. Bisogna avere il coraggio di dirle, certe cose, a un certo punto della storia: Non è giusto, figa di cagna!

lunedì 14 aprile 2008

Post postelettorale

Come certamente saprete, ieri e oggi ci sono state le elezioni.
Lasciatevelo dire, cari lettori elettori:

avete fatto una cazzata.

sabato 12 aprile 2008

Post preelettorale

Come probabilmente saprete, domani e dopodomani ci sono le elezioni.
Solo una raccomandazione, cari lettori elettori:

non fate cazzate.

mercoledì 9 aprile 2008

Citazione con morale

Citazione:

L'emarginazione deriva anche da comportamenti acquisiti da culture antichissime. Gli zingari girano il mondo da più di duemila anni, se vogliamo credere a Erodoto. Questi Rom, questo popolo libero è affetto da dromomania, cioè desiderio continuo di spostarsi. Non credo abbiano mai fatto del male a qualcuno, malgrado le strane dicerie; è vero che rubano - d'altra parte non possono rinunciare a quell'impulso primario presente nel DNA di ciascun essere umano: quello al saccheggio, di cui abbiamo avuto notizie in queste ultime amministrazioni - però non ho mai sentito dire che abbiano rubato tramite banca. Inoltre non ho mai visto una donna Rom battere un marciapiede. Girano senza portare armi; quindi se si dovesse dare un Nobel per la pace ad un popolo, quello Rom sarebbe il più indicato.
Fabrizio De André
Presentazione di "Khorakhané"
Teatro Valli di Reggio Emilia
6/12/1997

Morale:
A tutti può capitare di sparare cazzate, persino a lui.
Figuratevi a me.

lunedì 7 aprile 2008

La tecnologia avanza

Guardate un po' cosa si sono inventati:

Il tombino riscrivibile.

(si ringrazia il Pago per il piede)

mercoledì 2 aprile 2008

No Vasco no Vasco

Ho comprato l'ultimo CD di Vasco. Lasciamo stare il contenuto, consideriamo il contenitore. Il CD in questione è uno di quelli che non hanno una copertina normale, di plastica trasparente, ma ce l'hanno di cartone. E va bene. Non è il primo che vedo, non sarà l'ultimo. E magari a qualcuno quelle copertine lì possono piacere più di quelle in plastica. Niente di male. Sennonché questa copertina è diversa dal normale non solo nel materiale ma anche nel formato. Non è standard. Qualche genio discografico ha avuto la brillante idea di farla un po' più larga. Non di tanto, giusto quanto basta a non farla entrare nei comuni portaCD. Dove in effetti non entra manco a pagarla.
E poi si lamentano se la gente la musica se la scarica.

martedì 1 aprile 2008

giovedì 27 marzo 2008

Piccole innovazioni inutili

Ci pensavo l'altro giorno. A cosa?, direte. Eh, un attimo, quanta fretta. Ora ve lo dico.
Pensavo: Già la vita è difficile di suo. Già la guida non è tra i momenti meno difficili dell'esistenza umana. La guida con pioggia ancora meno. Poi però ci si mettono anche loro.
Ci dev'essere da qualche parte nel mondo qualche grandissimo ingegnere di qualche grandissima casa automobilistica che un giorno si sveglia e, per dare un senso alla propria esistenza e soprattutto al proprio lauto stipendio, decide che sul prossimo modello prodotto da quella casa la leva dei tergicristalli dovrà andare verso l'alto anziché verso il basso. Cioè, per azionarli dovrà essere tirata in su e per spegnerli dovrà essere tirata in giù. Applausi scroscianti da tutto il consiglio di amministrazione. La modifica viene approvata all'unanimità e si va seduta stante in produzione.
Sì, ma si può sapere perché?
Mettere la retromarcia a lato della prima e non sotto alla quinta probabilmente può avere una qualche giustificazione tecnica. E passi. Ma far andare la leva dei tergicristalli all'insù invece che all'ingiù proprio no. E non penso neanche che sia un fattore in grado di determinare la decisione di acquistare una macchina piuttosto che un'altra. E allora, dico io, perché, perché, perché?

domenica 23 marzo 2008

martedì 18 marzo 2008

Fwd: La cosa strana

Pensate un po', c'è gente che mi risponde così alle mail. Sono fortunato, a modo mio.

---------- Forwarded message ----------
From: Uno
Date: 17-mar-2008 21.25
Subject: La cosa strana
To: Me

La cosa che a me pare essere un po' strana è che si presume che anche gli uomini interessino, o possano interessare, alle donne. Mi chiedo come mai tutti cercano tutti e nessuno si trova. Non ci si potrebbe mettere un attimo d'accordo? Quell'intellighenzia superiore che ci ha creati così perfetti in tutto, avrebbe dovuto prevedere anche un sistema meno rischioso per assicurarsi la continuità della specie, tutto sommato, non credi? Tutte le persone che conosco io sono o sfigate o smanicate, a seconda del loro sesso. Come se il riprodursi e lo stare insieme sia stato nei corsi dei secoli una sorta di incredibile astrusìa, chissà quale miracolo compiuto da personaggi ormai mitici ed irripetibili. Il governo, oltre che delle morti bianche e dei bamboccioni, della criminalità organizzata e del lavoro precario, non dovrebbe cercare altresì di favorire la penetrazione delle italiche genti (possibilmente ad opera di individui altrettanto italici)? Invece nessuno, manco a pagarlo in sangue, che dica nel proprio programma che provvederà a dare i manici e le fighe là dove servono. Mi pare di abitare in un cassetto della mia stanza, dove tutte le calze sono spaiate.
Io ho or ora 26 anni, tu all'incirca 29 [veramente ancora no ma fa lo stesso, ndr], il B____o 27, il B___i 28. Non siamo forse in una fase critica della nostra esistenza? Qualcuno ci sta aiutando ad essere meno critici?
 
E con questo quesito del fagiano, appuntamento furbo e pseudomondano, ti saluto e ti rinnovo l'augurio per una vita consacrata all'eros o a chi per lui.
 
Eustacchio

venerdì 14 marzo 2008

Buonanotte ai suonatori

Come certamente saprete, oggi è l'ottava Giornata Mondiale del Dormiresano.
Celebriamola in musica!

(con un sincero ringraziamento a chi mi ha fatto conoscere questa vivace canzoncina)

lunedì 10 marzo 2008

Unità di misura ad personam

Ci sono l'ampere, l'hertz, il newton, il pascal, il joule, il watt, il coulomb, il volt, l'ohm, e tante e tante altre. Insomma, c'è un'unità di misura un po' per tutti. Ne hanno tirate fuori a carriolate, e probabilmente molte sono superflue, ma si sa come vanno queste cose, c'è sempre da accontentare qualche parente di qualche amico, e quindi giù con le unità di misura! Ma allora, dico io, non gli costerà mica tanto metterne una in più...
Avanzerei dunque una modesta proposta:

il gilo.
Bello, vero? Già. E poi sarebbe un'unità di misura seria, con tutti i multipli e sottmultipli del caso, dal microgilo al megagilo (uau!) e oltre. Certo, il kilogilo non suona granché, e anche il gigagilo è alquanto ridicolo, ma si chiuderà un occhio. In fondo, via, siamo onesti: un'unità di misura me la meriterò anch'io, o no?
L'unica domanda che rimarrebbe aperta, a questo punto, è la seguente: quale grandezza si potrebbe misurare in gilo?
Si accettano suggerimenti.

venerdì 7 marzo 2008

Pasqua quando arriva arriva

Oggi ho mangiato la prima fetta di colomba del 2008.
Ho ancora 5 panettoni belli integri. Diconsi cinque.
Mi sa che ho sbagliato qualche calcolo.
Ma ce la farò.
Devo farcela.

martedì 4 marzo 2008

Poteva anche andare peggio

Atto I - Scena 1

Personaggi: L'architetto, Il committente.

Scena: Pisa, A.D. 1170 o giù di lì.

Architetto: - Sa, signore, ho avuto un'ideona per quella torre che mi ha chiesto. Una cosa mai vista. Una roba che spacca.
Committente: - E sentiamola.
Architetto: - Gliela faccio storta.
Committente: - Storta? Bah, come idea non è malaccio, sì. Ma storta come?
Architetto: - Avevo pensato di inclinarla un po' verso nord, in modo che sporga suppergiù di un 5 metri...
Committente: - Uhm... Sì, si può fare... Ma sì, così poi tutti i cinesi verrebbero a farsi una foto mentre fingono di raddrizzarla, e io gli potrei vendere ogni sorta di paccottiglia ricordo storta made in China...
Architetto: - E poi una torre storta non s'è mai vista da nessuna parte: dia retta, diventiamo famosi, lei e io.
Committente: - Ok, dai, mi hai convinto, eccoti i soldi. Ma mi raccomando, che sia bella storta, eh?
Architetto: - Tranqui.

Epilogo.

Dopo qualche anno uno sprofondamento del terreno, una torre progettata storta che si raddrizza, un architetto in meno, e fine della storia.

Sipario.

giovedì 28 febbraio 2008

Un menù McTurtle, prego

Consideriamo per una volta il duro lavoro dei produttori di hamburger. L'ingrediente base dell'hamburger, almeno in teoria, dovrebbe essere manzo, no? O vitello, mucca, toro, bue, ora non importa: diciamo in generale bovino.

Bene.
Il bovino in questione va preso, ammazzato (con qualche rischio) e squartato; poi bisogna separare i pezzi che non servono (ossa, occhi, polmoni...) dalla ciccia, scegliere i pezzi di carne adatti, tritarli, impastarli con altri ingredienti e dar loro una forma rotonda. Solo alla fine di un lungo e laborioso processo produttivo si arriva all'hamburger. Poi da lì la via per il panino è tutta in discesa: un cetriolo, un po' d'insalata, qualche salsina misteriosa, pane, e via. Il difficile è l'hamburger.
Ma la Natura, nella sua infinita previdenza, anche in questa occasione sarebbe venuta in aiuto del genere umano. Solo che, per qualche motivo, fino ad oggi noi umani questo aiuto lo abbiamo rifiutato.
Pensateci:

Le tartarughe.
Sembrano fatte apposta.
Basta prenderne su una dalla sua vaschetta, tagliare via la parte inferiore del guscio (con una sega a nastro modificata dovrebbe essere un attimo), staccare testa, zampe e coda (bastano 6 colpi di mazzetta), scavare via la carne tutta in una volta con un apposito macchinario (questo, sì, andrebbe progettato, ma non ci vorrà mica tanto!) e buttar via il guscio. Fatto. Meno di un minuto, con un po' di allenamento, e si otterrebbe un bel pezzo di carne con forma e dimensioni perfettamente idonee allo scopo. Poi, anche qua, basta un cetriolo, un po' d'insalata, qualche salsina misteriosa, pane, et voila, il suo McTurtle è pronto, signore. Buon appetito.