giovedì 28 febbraio 2008

Un menù McTurtle, prego

Consideriamo per una volta il duro lavoro dei produttori di hamburger. L'ingrediente base dell'hamburger, almeno in teoria, dovrebbe essere manzo, no? O vitello, mucca, toro, bue, ora non importa: diciamo in generale bovino.

Bene.
Il bovino in questione va preso, ammazzato (con qualche rischio) e squartato; poi bisogna separare i pezzi che non servono (ossa, occhi, polmoni...) dalla ciccia, scegliere i pezzi di carne adatti, tritarli, impastarli con altri ingredienti e dar loro una forma rotonda. Solo alla fine di un lungo e laborioso processo produttivo si arriva all'hamburger. Poi da lì la via per il panino è tutta in discesa: un cetriolo, un po' d'insalata, qualche salsina misteriosa, pane, e via. Il difficile è l'hamburger.
Ma la Natura, nella sua infinita previdenza, anche in questa occasione sarebbe venuta in aiuto del genere umano. Solo che, per qualche motivo, fino ad oggi noi umani questo aiuto lo abbiamo rifiutato.
Pensateci:

Le tartarughe.
Sembrano fatte apposta.
Basta prenderne su una dalla sua vaschetta, tagliare via la parte inferiore del guscio (con una sega a nastro modificata dovrebbe essere un attimo), staccare testa, zampe e coda (bastano 6 colpi di mazzetta), scavare via la carne tutta in una volta con un apposito macchinario (questo, sì, andrebbe progettato, ma non ci vorrà mica tanto!) e buttar via il guscio. Fatto. Meno di un minuto, con un po' di allenamento, e si otterrebbe un bel pezzo di carne con forma e dimensioni perfettamente idonee allo scopo. Poi, anche qua, basta un cetriolo, un po' d'insalata, qualche salsina misteriosa, pane, et voila, il suo McTurtle è pronto, signore. Buon appetito.

lunedì 25 febbraio 2008

Noi non ci Sanremo (spero)

Questa settimana c'è il festival di Sanremo.
Di conseguenza, vi comunico che il mio contatto su Skype è alessandrogilardi.
Ve ne prego, disturbatemi!

giovedì 21 febbraio 2008

Trattatello di macroeconomia futuribile applicata

Io abito in un appartamento. Non ho il giardino. E non possiedo neanche campi, prati, pascoli, paludi, boschi, steppe, niente. E comunque sono di Sarzana, e quindi è probabile che anche se avessi un pezzetto di terra il discorso che sto per fare non mi si applicherebbe ugualmente.
Però.
Poniamo il caso che io disponessi di un qualche appezzamento di terreno in un qualche Paese del Medio Oriente. Un posto di quelli dove basta tirare un colpo di zappa un po' più forte e sbuca fuori il petrolio.
Io quel petrolio lì me lo terrei.
Cioè, in questo periodo un barile di petrolio costa intorno ai 100 dollari, che secondo quanto dicono in giro non è poco. Ma se fosse mio, col cavolo che lo venderei per 100 dollari. Lo lascerei lì dov'è, buono buono, tanto non va mica a male. Li lascerei raccontare la favoletta dell'idrogeno, gli direi: "Bravi, avete fatto l'automobile a idrogeno, siete dei grandi; ora però, gentilmente, fatemi anche il camion, il trattore, la locomotiva, il carro armato, l'elicottero, la nave e l'aereo a idrogeno, poi ne riparliamo", e aspetterei che l'unico petrolio disponibile sul pianeta fosse quello sotto al mio orticello. A quel punto per 100 dollari gliene vendo una boccettina piccina piccina picciò, altro che un barile.
Ora però, gentilmente, non andate a dirlo in giro, ché domani devo fare il pieno al Pandino...

mercoledì 20 febbraio 2008

Poi, sarò io che sbaglio,

ma credo che tutti dovrebbero avere una seconda possibilità.

lunedì 18 febbraio 2008

Una storia inutile ma vera

Ieri mi son detto: "Quasi quasi vado a prendere un po' d'aria di mare". E così sono andato al mare. E già che ho l'abbonamento sono andato a Viareggio. E di aria ce n'era, non c'è che dire. Aria di mare, ovvio. Del mar Baltico, però.

giovedì 14 febbraio 2008

Diciture rischiose

Non so che viso avesse, neppure come si chiamava (perdonate la citazione), ma probabilmente non si è reso subito conto dei danni che la sua invenzione avrebbe provocato.
Sto parlando, ovviamente, del tizio che ha avuto l'idea di scrivere Concentrato sui flaconi di detersivo per i piatti.
Com'è evidente, scrivere Concentrato su un detersivo non ha alcun senso (concentrato di quanto? rispetto a cosa?), ma provoca una reazione a catena incontrollabile. Infatti il consumatore pensa: "E se quello è concentrato, a me chi me lo fa fare di comprare l'altro che non essendo concentrato è automaticamente diluito?" Di conseguenza gli altri produttori pensano: "E perché io non dovrei scrivere che il mio detersivo è concentrato, se questo mi porta un vantaggio senza richiedere spese e senza che lo si possa contestare?"
E allora tutti giù a scrivere Concentrato sui loro detersivi. Poi, ovvio, tutti concentrati, nessuno concentrato. E così magari l'unico produttore che concentrava davvero il detersivo ci rimane fregato.
Bel guaio.

The blog must go on

E quindi, anche se non ne avrei voglia (il perché non riguarda quasi nessuno di voi), tra poco arriva un bel post d'archivio.
Contenti?

domenica 10 febbraio 2008

Sul teletrasporto

Se ne discuteva anche ieri, ma in effetti c'è ben poco da discutere: oggigiorno l'unica vera invenzione sarebbe il teletrasporto. L'unica degna di questo nome, intendo. L'unica che farebbe impallidire persino la ruota, che a quel punto risulterebbe utile quasi solo nei mulini, così impara a tirarsela. Il fuoco no, quello servirebbe sempre, pazienza, ma almeno la ruota la potremmo prendere per quella che è.
Anche la macchina del tempo, sì, per un po' sarebbe divertente, un bel giocattolone, ma creerebbe una marea di problemi (chiedere al signor Martin Seamus McFly). Il teletrasporto invece ne risolverebbe diversi. Benzina troppo cara? Ecchissenefrega. Lavoro lontano da casa? Mai più. Sciopero dei camionisti? Pazienza. Cellulari che non prendono? Se ne fa a meno. Stragi del sabato sera? Roba da libri di storia.
Il teletrasporto, quello ci vuole.
Solo che bisognerebbe darsi una mossa a inventarlo. Bisognerebbe concentrarsi su quello, invece di disperdere energie. Altro che star lì a studiare come andare su Giove o come faceva la calza l'uomo di Neanderthal. Prima s'inventa il teletrasporto, poi se ne parla. Bisognerebbe mettersi lì tutti insieme, in tutto il mondo, non solo ingegneri, fisici, matematici eccetera, ma proprio tutti, in modo da non farsi trovare impreparati: il giorno che qualcuno lo inventerà bisognerà avere già tutto pronto per l'uso. Gli economisti dovrebbero iniziare a studiare le modalità di tariffazione, gli avvocati le possibili implicazioni sulla privacy e sui crimini in genere (e non sono poche), i filosofi non lo so ma qualcosa da studiare se lo troveranno da soli; e così via. Perché prima o poi qualcuno se lo inventa.
O mi toccherà pensare anche a questo?

mercoledì 6 febbraio 2008

Gilo for president

Eppure sono uno tranquillo, io. Non uno di quelli che invocano l'autorità, l'uomo forte, quella roba lì. No. Sono uno democratico, per così dire. Lo sono sempre stato. Nonostante ciò, chissà perché, da qualche tempo a questa parte, riflettendo sulle leggi elettorali e sulla politica in genere, mi scappano delle trovate di questo tenore: La dittatura a tempo determinato.
Voglio dire, supponiamo un sistema di governo tale che nella Costituzione ci sia un articolo che reciti, più o meno, "Ogni 20 anni verrà estratto a sorte un dittatore che per 1 anno avrà ogni potere tranne quello di modificare questo articolo".
Per il sorteggio si potrebbe ipotizzare una tiratura straordinaria di Gratta e vinci con un solo biglietto vincente, così si raccatterebbe anche qualche euro. Poi, chi vince potrebbe fare quello che gli pare, senza doverne rendere conto a nessuno, per un anno, 365 giorni, non uno di più. Farebbe l'alta velocità o quella bassa, le discariche o la raccolta differenziata, tirerebbe su qualche centrale nucleare o qualche diga, manderebbe a casa un po' di gente o ne assumerebbe altra, a seconda; ma farebbe qualcosa. In fondo, ogni avventore di un qualunque bar di periferia conosce già tutte le risposte a tutti i problemi futuri, presenti e passati dell'umanità. Basterebbe prenderne sul serio uno a caso. Questo poi farebbe anche un sacco di cazzate, ovvio: ma dopo ci sarebbero 20 anni per rimettere le cose a posto, con regolari elezioni e tutto quanto. E alla fine si ricomincerebbe.
Lo so, trattasi di una belinata di proporzioni ragguardevoli. Ma il solo fatto che arrivo a immaginare soluzioni del genere mi preoccupa.

lunedì 4 febbraio 2008

Il principio di indeterminazione di Burlamacco

Ebbene no, non sono perfetto neanch'io. Ci sono varie cose che non capisco. Una di queste, per esempio, è la fisica quantistica. Un'altra è il carnevale. Cosa ci si troverà di divertente, passati gli 8 anni di età, a andare in giro vestiti da deficienti facendosi tirare addosso roba da emeriti sconosciuti? Non lo so. Ma, a differenza di altri, io ammetto le mie lacune e tento di colmarle. E quindi ieri ho preso il treno e sono andato a vedere il carnevale a Viareggio. Ma continuo a non capire.
Pazienza.
C'è qualcuno che mi può consigliare un buon libro di fisica quantistica?