giovedì 29 dicembre 2011

domenica 18 dicembre 2011

Piccoli piaceri del pendolare


Ho fatto un viaggio in treno, l'altro giorno. E fin qua niente di strano, ne faccio due quasi tutti i giorni feriali. Ma quello dell'altro giorno era speciale. Ero seduto vicino al finestrino, il finestrino aveva il vetro doppio, ma qualcosa si era rotto, e nell'intercapedine tra i due vetri era entrata acqua piovana. E quando il treno accelerava l'acqua si inclinava all'indietro, e quando frenava si inclinava in avanti. E quando il treno arrivava in una stazione e si bloccava del tutto, l'acqua che si era spostata in avanti tornava indietro di colpo, facendo le ondine e sollevando del particolato biancastro in sospensione sulla cui natura magari è il caso di sorvolare ma che produceva un effetto palla-con-la-neve assolutamente degno di nota. Insomma, non so se l'ho descritto granché bene ma era un vero spettacolo, credetemi. Quel finestrino rotto ha dato un senso a un viaggio altrimenti noioso e sostanzialmente inutile, a un viaggio che poteva essere uguale a migliaia di altri viaggi e che invece è stato speciale.
E sicché, niente, pensavo che questa cosa qua andrebbe replicata. In ogni carrozza (per cominciare, in ogni carrozza di prima classe) bisognerebbe installare almeno un finestrino con dell'acqua nell'intercapedine tra i due vetri. Così sì che il viaggio sarebbe un vero piacere. E chi darebbe importanza alla puntualità o alla pulizia o a simili bazzecole avendo uno spettacolo del genere da ammirare? Bisognerebbe solo risolvere il problema di coloro i quali, giustamente, quando il treno è ben lanciato tirerebbero il freno di emergenza apposta per gustarsi lo tsunami nel finestrino, ma poi chi mai sceglierebbe ancora altri mezzi di trasporto?
Perché basta così poco, a volte.

martedì 6 dicembre 2011

E 3

La notizia, in breve, è la seguente. La notte scorsa, per la terza volta (ricorderete certo la prima e la seconda), i soliti maledettissimi ignoti mi sono entrati nella Panda. Stavolta hanno forzato la portiera destra, piegandola verso l'esterno fino al punto da far passare un braccio e così sbloccare la sicura. Non hanno rubato niente, anche perché ben poco c'era da rubare, ma la portiera destra, nella parte superiore, diciamo che era più ermetica prima. Mi ci hanno lasciato uno spiraglio largo due dita. Se pioveva ridevo, stamani.
L'augurio più opportuno per questi signori è ovviamente che la prossima notte, e non solo quella, comitive di ignoti penetrino allo stesso modo nel loro succulento orifizio anale, praticandovi un'apertura sufficiente a far passare un braccio, ma di traverso però, e poi lasciandolo socchiuso proprio come loro hanno lasciato la portiera della mia Panda, e che quel pertugio largo due dita gli rimanga tale, aperto e grondante un miscuglio dei loro umori più laidi, per tutti i loro giorni a venire, e che l'emorragia, la merdorragia (?) e simili non gli si arrestino neanche per un momento, neppure allorché costoro crederanno di aver posto fine alle loro ignobili vite sdraiandosi placidamente sotto un metro di terra, ma che inspiegabilmente proseguano fino al completo riempimento e alla successiva ignominiosa esplosione della bara che avrà il disonore di ospitarli.
Ciò detto, tornando a noi, non posso evitare di ringraziare sentitamente il mio esimio collega AGElB e questo signore qui, che al termine della pausa pranzo odierna hanno profuso il loro impegno per il nobile tentativo di rimarginare alla meno peggio quella ferita aperta nella carne viva della mia cara Panda. Tentativo non del tutto riuscito, a dire il vero. Temo che i segni di quanto accaduto non si cancelleranno del tutto. Meglio che niente, certo. Ma povera Panda, però.