martedì 14 luglio 2009

Oggi sì

Oggi me lo sento. È da stamattina quando mi sono svegliato, anzi da prima, è da quando sono passato da Montignoso che me lo sento. È che oggi sono in forma, oggi è un giorno speciale, di quei giorni che non vengono spesso, come le eclissi di sole, che le puoi quasi contare (come dicevano quelli, temporibus illis). Oggi era la giornata buona. Oggi ero ispirato. Oggi avrei scritto un gran post. Uno come ne scrivevo una volta. Anzi, uno come non ne ho mai scritti. Anzi, uno come non ne sono mai stati scritti. Un post che avrebbe lasciato il segno, un post che avrebbe fatto la storia. I posteri avrebbero parlato di questo post, e non solo per assonanza con loro medesimi. Oggi era la volta buona. Oggi sì. Senonché...

Oggi sciopero, sissignori. Altro che.

mercoledì 8 luglio 2009

Comunicazione di servizio

No, perché magari voialtri che non ci siete in mezzo non lo sapete. Probabilmente voi avete sentito quello che se ne dice in giro, avete preso per buone le verità della televisione (eppure lo sapevate...) e pensate che sia tutto a posto, che funzioni tutto o quasi. E con una probabilità solo lievemente inferiore non ve ne frega neanche granché. Però io ve lo dico lo stesso. Io non so cos'è successo realmente con la rumenta di Napoli, col terremoto dell'Aquila e con tutte le altre emergenze che qualcuno sostiene di aver risolto: magari là è tutto a posto, glielo auguro, ma qua molto semplicemente

non è a posto una sega.
Qua continuano a sopprimere treni a caso, oggi questo domani quello dopodomani entrambi, e, quel che è peggio, non lo dicono. Quelli che non sopprimono sono in ritardo, le coincidenze invece chissà perché spaccano sempre il secondo. E naturalmente hanno tolto anche gli autobus sostitutivi: se è tutto a posto non servono, no?
Certo, è successo un gran casino, nessuno lo nega. E, per carità, a noi che possiamo raccontarla ci è andata di lusso. Ci mancherebbe. E comunque nessuno si aspettava che dopo un giorno fosse di nuovo tutto a posto, ovvio, ci vuole tempo: tutto sacrosanto. Però cazzo ditelo. Non venite a dire che è quasi tutto quasi regolare. E se sopprimete un treno, perché vi tocca sopprimerlo, ditelo prima, non dopo. Ditelo chiaro, questo treno c'è, quello no, e uno si organizza. Se no, con buona pace del mio beneamato Responsabile Tecnico, anche questa settimana altro che straordinari. E a proposito, voi, cari lavoratori che avete fatto sciopero lunedì, aggiungendo casino al casino come se ce ne fosse stato bisogno, io capisco e appoggio voi e le vostre ragioni ma cavolo trovatevi un altro modo per farle valere, o almeno un altro momento. Perché se per tornare a casa dal lavoro ci devo mettere tre ore e mezza, poi può anche succedere che mi dimentico della mia unione ai lavoratori di tutto il mondo e scrivo post come questo. Per lo meno.

mercoledì 1 luglio 2009

Hamburgeresse flaggate

Breve ma significativo dialogo intercorso qualche tempo fa tra il sottoscritto e la gentile commessa palesemente extracomunitaria di un noto fast food:

Io: Un hamburger.
Lei: Una?
Io: Sì, uno.

Lì per lì non ci ho neanche pensato su, ma poi, appena arrivato a addentare il cetriolo (momento topico), di colpo mi sono chiesto: Ma chi l'ha detto che "hamburger" è maschile?
Intendiamoci, non è per far polemica né per cambiare il mondo, qualcuno ha stabilito che "hamburger" è maschile e io lo accetto. E poi, suvvia, obiettivamente l'hamburger è maschile, si vede anche a occhio nudo. Ma su qualche altra parola un legittimo dubbio potrebbe benissimo sorgere.
Ad esempio, non molti giorni fa in ufficio è nata e si è sviluppata oltre lo stretto necessario una fervida discussione che aveva come argomento fondamentale il seguente interrogativo amletico: scrivere "il flag" o scrivere "la flag"? Risolutivo in merito è stato il parere degli ignoti autori di un noto sito, ma converrete che il dubbio è più che giustificato: se la traduzione letterale italiana di un termine straniero è femminile, perché mai (se non per vile abitudine o peggio per un diktat imposto da una qualche autoproclamata autorità) il termine stesso dev'essere maschile?
Chi è che stabilisce che una tal parola che un bel giorno suo malgrado entra nel patrio vocabolario debba per forza e per sempre e per chiunque essere maschile o essere femminile? Sarà una persona sola o una commissione appositamente nominata? Se, com'è auspicabile visto il rilievo della questione, sono in diversi a decidere, m'immagino le riunioni interminabili, le discussioni, i faldoni di documenti portati da ognuna delle parti a sostegno della propria tesi, i ricorsi, gli appelli, i reciproci insulti, le risse... Finché, dopo una lunga serie di fumate nere, esce uno sfinito portavoce della fazione vincitrice che annuncia a giornalisti e curiosi vari: Signore e signori, "hamburger" è maschile.
E tutti se ne tornano a casa contenti.

giovedì 25 giugno 2009

Permettete una riflessione?

Benissimo. Allora, se tanto mi dà tanto, permetterete senz'altro anche una rifrazione. E anche più d'una, già che ci siamo. E allora eccovele qua:

In memoria di un bar onesto. Che, proprio perché era tale, ha chiuso.

venerdì 19 giugno 2009

Il dibattito è aperto

Ma secondo voi, voi che ve ne intendete, voi che avete studiato, voi che siete persone dotate di una cultura non ordinaria, di un gusto sopraffino e di una profondità di analisi invidiabile,

ma secondo voi, dicevo, che cosa avrà voluto dirci l'Artista con questa fotografia? quale messaggio avrà voluto trasmetterci? quale insegnamento avrà voluto indicarci? quale visione del mondo avrà voluto prospettarci? quali emozioni avrà voluto scatenare nel profondo dei nostri animi? quali sentimenti avrà voluto risvegliare nei nostri cuori e/o nelle nostre menti? quali sensazioni avrà desiderato che provassimo, noi con lui, lui con noi?
Ma soprattutto, perché?
Suvvia, stimato uditorio, dite la vostra.
A nome dell'Artista si ringrazia chi ha fornito l'apparecchio, l'opera e l'occasione.

sabato 13 giugno 2009

Tra un batuffolo e l'altro

Peccato che non ho più tempo. Oddio, a essere onesti negli ultimi tempi non è neanche solo questione di tempo. È anche che non ne ho nemmeno quella gran voglia. Cos'è successo? A me niente, è quello il problema. Non direttamente, almeno. Qualcosa di riflesso, niente di più. Niente di male, è vero, ma neanche niente di particolarmente bene. Passa il tempo, ma è tutta tara, tutto imballaggio. Che detta così ha anche un senso, ci sono decine di giorni normali che fanno da imballaggio a pochi giorni speciali sparsi qua è là come granelli di pepe in una balla di cotone (come diceva quello), li preservano e li rendono effettivamente speciali, ma qua la proporzione è andata un po' a puttane, il cotone ha preso brutalmente il sopravvento. E oltretutto, dicevo, tutto 'sto cotone non mi lascia neanche il tempo per scrivere post con dignitosa frequenza su questo sempre valido blog. Insomma, ve ne sarete accorti, ai miei tempi scrivevo decisamente più spesso. Erano sempre le solite cazzate, ovvio, ma almeno non c'era da aspettare una settimana tra una e l'altra. E dire che gli spunti non mancherebbero. Per dire, solo nell'ultima settimana e leggendo le notizie pubblicate su un solo sito, e anche tralasciando le questioni politico-elettorali, si scopre che:

  1. Nel 2048 non ci saranno più pesci, ma solo meduse, alghe e vermi (e quindi conviene fare una bella scorta di scatolette di tonno, fingendo di credere davvero che dentro alle scatolette di tonno ci sia ancora qualcosa di diverso da meduse, alghe eccetera).
  2. Hanno fatto il campionato mondiale dei programmatori, non mi hanno invitato, e così ha vinto un cinese.
  3. Hanno creato un elemento chimico nuovo, e qui bisogna dire che se ne sentiva la mancanza. Han preso un atomo di zinco, uno di piombo, li hanno incollati insieme o roba del genere, e gli è venuto fuori quest'aggeggione qua. Questo ha numero atomico 112, pesa 277 volte più dell'idrogeno, insomma è un bulaccone notevole. E ora devono dargli un nome. Personalmente trovo che "Gilio" gli stia benissimo, e gli dia anche quel tocco di grazia, di finezza, di leggiadria che in tutta onestà mi pare che gli manchi. Per sostenere la candidatura forse potete cliccare qui.
  4. Un tizio ha perso un occhio e allora ha pensato bene di sostituirlo con una telecamera, che trasmette all'esterno quello che vede lui. Così la prossima volta in treno quella che gli si siede di fronte ha la certezza assoluta che lui le sta guardando le tette, e non rimane col dubbio.
  5. Ma soprattutto, dice che nel 2008 c'erano 133 milioni di blog ma solo 7,4 milioni di questi erano stati aggiornati negli ultimi 3 mesi. Insomma, siamo rimasti in pochi, dice. Di conseguenza, ancora una volta sono in minoranza. È passata la moda, dice. Di conseguenza, ancora una volta sono fuori moda. Anche qua niente di nuovo, certo: ci sono abituato. Però in questo caso onestamente non posso dire che l'essere (come direbbe qualcuno) in un sottoinsieme mi dispiaccia. E quindi, come vedete, vado avanti.

sabato 6 giugno 2009

Biglietteria creativa

Perché magari poi uno pensa di aver visto tutto, e invece scopre sempre (quasi sempre) che non è vero.
Gli eventi a sostegno di questa affermazione non mancano. Prendiamo un esempio a caso. Forza, proponete voi. Una cosa qualunque. La prima che vi viene in mente. Non siate timidi. Come? Non ho sentito. Potreste parlare un po' più forte? Come dice quel signore laggiù? I reni? E che ne so io dei reni? Ah, no, mi scusi, ho capito male: i treni. E va bene, come volete, per stavolta parliamo dei treni.
Effettivamente sui treni un minimo d'esperienza ce l'ho, sono diversi anni ormai che li uso, ed è sempre (quasi sempre) un piacere. Eppure riescono ancora a sorprendermi. E non parlo solo dei treni in sé e per sé, del materiale rotabile o delle rotaie, ma anche degli accessori. Tipo i biglietti. I biglietti dei treni. Sapevo che c'erano i biglietti fatti in biglietteria, quelli piccini fatti dalla macchinetta, quelli a fasce chilometriche... Ho scoperto che ci sono anche i biglietti componibili.
Guardate qua:

E anche qua, già che ci siete:

Chiaro il concetto, no? Uno prende un biglietto vuoto, ci scrive "con penna ad inchiostro indelebile" (guai alle Replay, furbastri) partenza e destinazione, calcola la distanza e il conseguente prezzo, incolla di qua e di là gli appositi tagliandi fino al raggiungimento dell'importo prestabilito, li convalida tutti (!) mediante le apposite obliteratrici e, se non ha ancora perso il treno, parte. Altrimenti resta lì a rimirare il puzzle che ha appena finito di comporre, aspettando che trascorrano le 6 ore dalla convalida, grato alla vita di avergli regalato una sorpresa anche oggi.

sabato 30 maggio 2009

Grafemi a caso

Ero qua a leggere questo post qua, che è uno di quei post che avrei voluto scrivere io anche un po' meno bene, e già che ci sono coglierei l'occasione per consigliarvi la lettura di tutto il blog da cui il medesimo è tratto, denso di spunti interessanti in confezioni non banali, mica come 'sta robaccia qui.
E insomma, ero a leggere e pensavo che in effetti anche alle mie latitudini funziona proprio così, che lo spezzino si stempera nel sarzanese prendendo un po' d'aria pura dalle colline della bassa Lunigiana, poi, beh, oltre c'è il carrarino, ma quello fa storia a sé, e non serve scomodare Tito Livio per rendersene conto. In ogni caso nell'andamento dei dialetti c'è storia e geografia, spazio e tempo, ma la funzione dialetto(x, y, z, t) è continua lungo tutte le direzioni spaziotemporali, i dialetti si dissolvono l'uno nell'altro, non ce ne sono di salti bruschi. I salti ci sono per le lingue ufficiali, standardizzate, artificiose, quelle della televisione appunto. Alla televisione tedesca parlano in tedesco, pochi cazzi. Ma sul territorio, sul campo, un tale andamento costante a tratti con discontinuità così nette te lo scordi. Nel parlato.
Ma nello scritto? Non parlo di ciò che uno scrive, ma proprio dei mezzi, dei segni, che usa per scriverlo. E lì la questione cambia, uno scrive coi caratteri normali, questi qua, latini o come si chiamano; un altro usa i suoi ideogrammi; uno usa quei segni arabi, un altro quelli ebraici; però quelli sono. Si sceglie un insieme di simboli e poi si compongono le parole pescando sempre da lì, non è che si mischiano. Se vai un po' più in là, a un certo punto passi un confine e da lì in poi si usano degli altri segni. C'è da dire che quei segni lì sono adatti a rappresentare la lingua di plastica di cui sopra, coi dialetti cannano brutalmente (provate a scrivere messciua e poi rileggetelo) e degli accenti non ne parliamo. Ma insomma qui le lettere sono quelle, là sono quelle altre. Nello spazio.
Ma nel tempo? Lì l'evoluzione c'è, ed è graduale, mi pare. Prendi uno di quei libroni medievali e non riconosci neanche che son lettere. Poi inizia la stampa e lì, per ovvie ragioni, si standardizza il tutto, ma mica più di tanto. Prendi un vecchio libro e ci trovi quelle s che sembrano degli integrali, e ci trovi le i col tettuccio sopra e le j tra 2 vocali; poi pian piano, con continuità, si estinguono. E lo stesso immagino sia avvenuto e stia avvenendo col giapponese, per dire, anche se non ne so neanche una sillaba. Non so chi è che decide tutto, non io, ma pian piano succede, gli alfabeti cambiano. E gli stili pure: stiamo liberandoci dalla dittatura del Times New Roman ma ci siamo ancora dentro, poco da fare.
Come che sia, millenni di evoluzione continua hanno portato fin qui. A questi segni qui. Che uso per scrivere dei post come questo. Fate un po' voi.

sabato 23 maggio 2009

Ao'

Ieri ho utilizzato 30000 dei punti Cartaviaggio accumulati durante l'anno per portare la mia nuova macchinetta fotografica fino a Roma. E quindi oggi volevo mostrare anche a voi stimati lettori la meta della mia gitarella, con un'immagine che riassumesse in sé tutte le mille e mille meraviglie storiche e culturali di cui è ricca la Città Eterna.
Contenti?

sabato 16 maggio 2009

Vi informo che...

...ho comprato la macchina fotografica.
E quindi la uso.

Così.