lunedì 2 maggio 2011

martedì 12 aprile 2011

Via col vento

No, secondo me no. Voi dite di sì? Boh, se lo dite voi forse può essere, di solito voi ci prendete abbastanza, ma io credo di no. Poi magari qualcuno ci avrà pure studiato sopra - su cosa mai non hanno studiato? - ma per me si vede anche a occhio. Cioè, tipo, per l'aquila reale (Aquila chrysaetos), per l'airone cenerino (Ardea cinerea), ma anche per il volgare piccione (Columba scagazzans) si vede subito che è diverso, e anche la mosca, nel suo piccolo, la vedi che ha una certa massa, una certa inerzia, e quindi una certa direzionalità, un certo potere di scegliere se posarsi su questa merda qua o su quella bistecca laggiù o su entrambe nella giusta sequenza; poi è chiaro che se c'è un uragano anche lei fa quello che può, si arrabatta, ma insomma in condizioni nominali le ali le usa per andare dove ha da andare.
La farfalla secondo me no. Quella le ali ce le ha per farsi vedere, per darsi arie da strafica quando le fa ondeggiare con sensuale lentezza suggendo senza fretta il prelibato nettare di un delicato fiore raro (nel parco del re, sì). Ma poi, quando si tratta di staccarsi da lì e svolazzare fino al prossimo arboscello fiorito, e spira quella frizzante brezza primaverile, beh lì sono cazzi. Secondo me quella, benché tenti di dissimularlo come le migliori ballerine classiche, che danzano sulle punte con quel sorriso dolente ma impeccabile, in silenzio smadonna come un camionista a lungo raggio mentre, sospinta qua e là dalle folate di quel piacevole venticello, sbatte le sue sproporzionate alone cercando senza successo di dirigersi verso quell'aiuola là, o almeno di atterrarci nei pressi.
Mentre tutto intorno a lei, grazie ad ali meno appariscenti ma più pratiche, l'aquila si lancia sicura sulla marmotta, l'airone sulla trota, il piccione sul turista, la mosca sulla merda.

domenica 3 aprile 2011

Sono degli artisti (forse)

Chissà se l'hanno fatto apposta o se la coincidenza perfetta tra la mano della tipa e la cornice del finestrino è solo, appunto, una coincidenza.
Nel primo caso, chissà quante prove hanno dovuto fare, quante volte la tipa ha dovuto spostare la mano un po' più in qua [clic], un po' più in là [clic], un po' più in su [clic], un po' più in giù [clic], come i giapponesi che si fanno le foto l'un l'altro in piazza dei Miracoli fingendo di reggere la torre, ché la mano deve appoggiarsi perfetta alla torre, né un centimetro in fuori né uno in dentro: solo che lì è facile, la torre c'è ed è grandina, là il finestrino era virtuale. Oppure, se la tipa voleva essere pagata un tot a scatto, chissà quante volte hanno dovuto stampare la stessa foto, incollarla al treno, scollarla, ristamparla un po' spostata, riincollarla eccetera. Oppure, beh, sì, ci sarebbe anche una terza possibilità, ma onestamente stento a credere che quel finestrino lì sia stato progettato di quelle dimensioni lì e posizionato in quel punto lì solo perché lì c'era la mano della tipa. Ma chissà, forse sarebbero capaci anche di questo, mai sottovalutarli.
Se invece è un caso, beh, c'è poco da dire: che culo.

sabato 26 marzo 2011

Riproteine

No, lo confesso: non sono vegetariano. La carne mi piace, la mangio con gusto e in abbondanza, se ce n'è e se è buona, ma anche se non è quel granché. Però in fondo in fondo un briciolo di senso di colpa mi viene. So che ho ucciso un essere vivente, e che prima di farlo morire gli ho fatto passare una vita di merda. Tirato su tra ormoni e antibiotici, in spazi angusti e malsani, in tempi e modi che poco o nulla hanno a che vedere con quelli che la natura aveva dato in sorte a quella povera bestia. D'altra parte, cacciare animali liberi non è una soluzione, anzi. Ritornava una rondine al tetto eccetera. Lo so. Sono uno stronzo. E però le proteine sono necessarie, e buone. E allora? Allora non arrivo al punto di rinunciare alla carne ma cerco almeno di rispettarla, di trarne il massimo vantaggio, di dare un minimo di senso alla vita e alla morte di quella povera bestia che non ha scelto né l'una né l'altra e che si è ritrovata suo malgrado nel mio piatto. E quindi cerco di sfruttarla fino alla fine, di non buttarne via, di non lasciarne lì, di trangugiarla tutta spolpando con cura gli ossi e magari di riprenderne, se ne è avanzata. E non sono l'unico, a occhio. Mi pare che in diversi la pensino come me, che diverse persone, fortunatamente, onorino le creature viventi che le nutrono. E che tra queste persone vi sia, in particolare, il cuoco della mensa dove mangio di solito. Anche lui, a suo modo, probabilmente pervaso dai miei stessi sentimenti e conscio delle maggiori responsabilità che il suo ruolo gli impone, cerca per quanto nelle sue umane possibilità di onorare e rispettare la carne. E quindi non si limita a acquistare e cucinare parti di ultima scelta di bestie acciaccate di razze appena commestibili, quelle parti di quelle bestie di quelle razze che verrebbero scartate con ribrezzo da qualunque normale acquirente di qualunque Paese minimamente sviluppato, e quindi finirebbero senza gloria alcuna in sfarinati di origine animale per erbivori o in esche per trappole per topi o in terreni di coltura per colonie batteriche. Lui restituisce loro dignità, ma fa di più. Si adopera concretamente per limitare i possibili sprechi perpetrati dai clienti, facendo servire loro porzioni che lascerebbero appetito a un lillipuziano sazio. Ma ancora non basta. Costui, questo genio della cucina rispettoso dei viventi, le studia tutte, passa probabilmente nottate insonni, pur di escogitare soluzioni sempre nuove per riciclare, restaurare, ricondizionare, rielaborare e riproporre gli avanzi dei giorni precedenti. E così il roast beef (beef? boh), con due scaglie di formaggio e un po' d'insalata, diventa carpaccio. Il lesso, con due patate e molta onestà, diventa semplicemente lesso rifatto. L'arrosto diventa spiedino, lo spiedino diventa spezzatino (il famoso spezzatino col buco, uno dei suoi cavalli di battaglia), tutto ciò e molto altro diventa polpetta o polpettina o polpettone, il quale a sua volta, se la campagna è stata particolarmente generosa, si unisce agli avanzi di fagiolini, piselli, carote e quant'altro (ché anche il regno vegetale ha la sua dignità) e dà vita al famigerato medaglione, indicatissimo per quei nostalgici che vogliono rivivere in un colpo solo le emozioni che gli hanno dato tutti i secondi piatti e tutti i contorni di tutti i giorni della settimana passata. Ingredienti non identificabili neanche con le più avanzate tecniche di analisi del DNA e non databili neanche col carbonio 14 generano il ragù, il quale a sua volta, con le opportune integrazioni, si trasforma nel ripieno dei tortellini, che poi vengono ripassati al forno. Dopodiché, chissà. Quel che è certo, quel che conta, è che quella bestia non è morta invano.

domenica 13 marzo 2011

domenica 6 marzo 2011

Nutrire la Magra

Mi piace il mio fiume. È un fiumiciattolo come tanti, per tanti, ma per me è il mio fiume. E mi piace. M'è sempre piaciuto. Lo chiamano Magra, anzi, chi se ne intende sostiene che sarebbe femminile ("la Magra"), ma poco importa. È il mio nel senso che scorre a poca distanza da qui, saranno tre chilometri, sicché ai miei tempi spesso prendevo la bici e ci andavo, scendevo da via Pecorina, poi facevo il classico giretto corto tornando verso casa all'altezza di Gerardo, oppure allungavo fino a sbucare sul vialone dietro all'autolavaggio o addirittura dietro al Mogol, oppure, una volta giunto alla presa dell'acquedotto, anziché girare a sinistra prendevo verso la sorgente arrivando fino al ponte della ferrovia o (avendone proprio molta voglia) a quello dell'autostrada, e tornavo indietro passando sulla sponda destra. Poi, con gli anni, ho gradualmente diradato le visite, ma ogni tanto ci vado ancora, e su per giù, nel suo piccolo, è sempre lui. Un fiume che definirei onesto.
Tutto questo per dire cosa? Niente, che al mio fiume gli voglio bene. Per quanto si possa voler bene a un fiume. A lui in quanto tale e a tutti gli esseri viventi, animali e vegetali, che lo abitano. Perché, sapete, c'è un mucchio di bestiole e di pianticelle, al fiume. Grandi e piccole. E a tutte voglio bene. E voglio che tutte vivano bene. Che abbiano nutrimento a sufficienza. Tutta la catena alimentare, proprio. Che, a occhio, parte dagli esserini più piccoli. Se loro hanno da mangiare sono contenti, poi qualcuno più grosso mangerà loro e sarà contento, e così via, e così tutti saranno contenti, me compreso.
Per questo motivo, sono lieto di annunciarvi che poco prima di iniziare a scrivere questo post mi sono ritirato nella stanzina qua accanto, e che poco dopo esservi entrato ho donato ai simpatici colibatteri fecali che abitano il mio fiume (il tratto a valle del depuratore, per l'esattezza) due o tre bei blocchi cilindrici e marroni di sostanze biologiche altamente nutrienti, roba di cui vanno senz'altro ghiotti. E ora mi sento meglio. Perché gli voglio bene.

martedì 1 marzo 2011

mercoledì 23 febbraio 2011

Un post evoluto

Dice: la selezione naturale. L'evoluzione. Tanta roba, no? Le specie, tutte le specie, animali e vegetali, per natura variano e pian piano si evolvono, ovvero migliorano. Caspita, sì, a prima vista è una gran cosa, non c'è dubbio. Guardandola da lontano, a livello di specie. Però poi il casino è che le specie sono formate da individui, lo so persino io che non sono del ramo. E la selezione naturale vuol dire che il leone, se è miope, non vede la gazzella, muore di fame, non si accoppia con la leonessa e non produce leoncini miopi. E mediamente la specie "leone" migliora, alla faccia dell'individuo "leone", il quale probabilmente non ne è felicissimo. Avrebbe preferito campare, lui. Ma nessuno ha chiesto il suo parere.
L'uomo ha inventato, tra le altre cose, gli occhiali (e pure le lenti a contatto). E quindi le probabilità che un uomo miope si riproduca sono praticamente le stesse di uno che ci vede bene. Ma, detta a spanne, se un uomo miope 1 (in una scala da 1 a 10) si accoppia con una donna miope 1 nasceranno bambini miopi 2. Questi si metteranno gli occhiali anche loro, solo un pochino più spessi, e magari si accoppieranno con altri individui miopi 2, producendo bambini miopi 4, e così via. E lo stesso concetto, ovviamente, vale per quasi qualsiasi altra sfiga psicofisica.
Gli individui, presi singolarmente, sono contenti, la specie rimane fregata. O almeno, a un certo punto della storia della razza umana (a occhio, un punto già passato da un pezzo), la selezione naturale finisce. Non finisce la selezione tout court, naturalmente. Se ne introduce una diversa, basata su vestiti e macchine, o a voler essere generosi su simpatia e intelligenza. Ma funzionerà anche questa? Quella naturale era stata testata per milioni di anni su miliardi di individui appartenenti a migliaia di specie diverse. Questa qua, chissà.
E allora cosa vogliamo farci? Niente, evidentemente. Ormai è andata così. Però non va mica bene. Forse.

giovedì 17 febbraio 2011

Prendete nota

Il 17 febbraio 2161 (dice che dovrebbe essere un martedì, per la cronaca) ricorrerà il centocinquantenario della pubblicazione di questo post. Ve lo dico già. Potete fin d'ora segnarvelo sull'agenda, e chiedere di fare altrettanto ai vostri figli e ai figli dei vostri figli e ai figli dei figli dei vostri figli e così via. Certo, con ogni probabilità questa ricorrenza non verrà celebrata e neppure lontanamente ricordata. Se ne perderà ogni traccia. Ma se così non fosse, lo sapete già: sarà proprio quel giorno lì. Né quello prima né quello dopo. Ne consegue che si può ragionare sulle più congrue modalità per un'eventuale celebrazione, se non da subito, comunque con un congruo anticipo. Non vorremo mica arrivare a un mese prima dell'evento senza sapere se quel giorno sarà festa o meno. Ci si potrebbe prendere un sano anno sabbatico e poi, il 18 febbraio 2012, con calma, dopo pranzo, radunarsi tutti attorno a un tavolo, esaminare e discutere le ragioni di tutte le parti in causa, riflettere e infine deliberare. E così un povero cristo potrebbe sapere con un anticipo decente se quel giorno là gli toccherà timbrare il cartellino o se, approfittando dei prezzi stracciati che saranno praticati dalle principali compagnie astronautiche a chi prenota anticipatamente, potrà concedersi un meritato viaggetto, magari sfruttando l'apposito ponte con domenica 15. Basta dirlo. Come si fa tra persone civili. In Paesi civili.

venerdì 11 febbraio 2011

Sarzana, 6:22 AM

E buona giornata.