venerdì 18 gennaio 2013

Brutte notizie

Chiude Stefan.
E mi dispiace, sinceramente. E non solo, com'è ovvio, per chi ci lavorava. Penso che perda qualcosa un po' tutta la collettività, che perda un pezzo non secondario un po' tutto il tessuto socioeconomico sarzanese. Mi stava simpatico, Stefan. Certo, ovvio, non era Gerardo, quello (quello dei tempi d'oro) resta un fenomeno unico e credo irripetibile, però anche questo, per quanto assai più simile a uno qualunque dei tanti inutili negozi che affollano le nostre varianti, spesso qualche chicca la regalava. Non tanto nel reparto vestiario, ancor meno nel settore calzature: era soprattutto la zona belinate varie a offrire di volta in volta non pochi spunti di interesse. E di conseguenza, quando capitavo da quelle parti per caso o per necessità, non di rado vi facevo volentieri tappa. In effetti, in coscienza, credo che nessuno possa affermare che non ho fatto nulla per scongiurarne la chiusura. Evidentemente quanto fatturato grazie a me non è stato sufficiente, ma resto convinto che se tutti mi avessero imitato adesso quel negozio se la passerebbe molto meglio.
Peccato.
Lo ricordo così. Anzi che niente.

domenica 6 gennaio 2013

Via,

Anche per quest'anno bene o male è andata.

Niente in confronto agli anni d'oro, però insomma, non ci si lamenta. Per un po' ce n'è.

venerdì 21 dicembre 2012

martedì 20 novembre 2012

Zaluti da Zarzana


No, io dico. Stai scrivendo un'enciclopedia. Decine di tomi. Migliaia di pagine. Milioni e milioni di parole. Un fottio di lettere. Che nel mucchio te ne scappi una sbagliata ci sta. È nella natura delle cose. Siamo umani, chi più chi meno. L'errore, uno ogni tot, è contemplato. Tra l'altro poi chissà in quanti oseranno mai compulsarla davvero, quell'enciclopedia, e quanti invece più saggiamente si limiteranno all'utilizzo di base a mo' di complemento d'arredo. E quindi, a maggior ragione.
Ma invece no. Devi scrivere una parola. Una. Tre sillabe. Sette lettere. Nessuna apparente difficoltà ortografica. Per di più sai che quella parola verrà scritta e letta per decine e decine di volte al giorno per anni e anni. Per ancora di più intorno a te svariati cartelli di dimensioni ragguardevoli contengono proprio quella parola che tu devi scrivere, proprio e solo quella. Dove ti giri ce n'è uno. Devi solo copiarla. Se poi rileggendo quello che hai scritto ti accorgi che non è corretto non c'è problema, puoi correggere, nessuno ti sgrida. È facile, dai. Concentrati. Solo un piccolo sforzo. Credici. Ce la puoi fare.

Non ce l'hai fatta.

giovedì 15 novembre 2012

Il pericolo è il mio mestiere


Sono un amante del rischio, com'è noto. E oggi l'ho dimostrato al mondo.
A prima vista il secondo più commestibile a disposizione degli utenti della mensa quest'oggi era costituito da un bel paio di würstel. E sicché li ho presi. Poi volendo di contorno c'erano anche le patatine, ma lo sapete, ci tengo alla linea, e quindi ho ripiegato su delle sane (?) carote. E però, via, almeno una bustina di ketchup da mettere sopra ai würstel, almeno quella me la sono fatta dare. Se non che una volta giunto al tavolo, preso da ulteriori scrupoli salutistici, è andata a finire che non ho usato neanche quella. E allora, con notevole incoscienza ed estremo sprezzo del pericolo, l'ho fatto: l'ho infilata nella tasca posteriore dei jeans. Dove, naturalmente, me la sono dimenticata fino a sera. L'ho ritrovata giusto poco fa, poco dopo essere entrato in casa. Con somma gioia, ho constatato che era integra.
Poteva andarmi malissimo. A me e al sedile della macchina del collega che mi ha riportato a casa e quindi nuovamente a me. Per stavolta me la sono cavata, ma sarà meglio non sfidare troppo spesso la sorte.
Quanto a voi, non provateci da casa.

domenica 4 novembre 2012

Cifre tonde

Come certamente voi tutti ricorderete, meno di un anno fa ho compiuto 20 anni in esadecimale. E se la matematica, base o non base, non è un'opinione, allora ce li ho ancora tutti, 0x20 anni: né uno di più né uno di meno.
Bene.
Ma oggi c'è di più. La mia cara buona vecchia Panda, che certamente voi tutti conoscerete (o serve che ve la presento?), come testimonia la seguente


ha appena percorso i suoi primi 10000 km esadecimali. Equivalenti a 10000000000000000 km binari, volendo. Proprio nell'anno in cui il suo padrone, in base 2, ha compiuto 100000 anni. Pensate un po'.
Ma non è ancora tutto. A differenza di quanto statisticamente prevedibile per il sottoscritto, a occhio la mia cara buona vecchia Panda il mezzo del cammin di sua vita l'ha già raggiunto e sorpassato col suo abituale slancio. Di conseguenza con ogni probabilità il contachilometri di quella Panda non totalizzerà mai più in futuro un numero multiplo di 2.
Motivo in più per non lesinarle gli auguri.

sabato 13 ottobre 2012

Occhio per occhio


Occhio al quadrato (appunto). E sì, perché il quadrato è importante. Spesso lo si sottovaluta, il quadrato, ma è un'ingiustizia, però, come diceva quello. Ecco, appunto: chi è che lo diceva? Lo diceva un tizio che era uscito da poco da un uovo.
Fermi. L'uovo.
L'uovo esiste, in natura. Ne esistono di tante specie e dimensioni, ma tutte hanno forma più o meno simile. E viste da sopra (o da sotto), più o meno tutte le uova sono rotonde. E non sono sole. Ci sono un mucchio di cose, in natura, rotonde o approssimativamente tali. Le bolle di schiuma, i tronchi degli alberi, i sassi di fiume, i lombrichi sezionati, nei casi più fortunati le tette e/o le chiappe, secondo alcuni inguaribili razionalisti addirittura le stelle e i pianeti e i satelliti, persino la Terra stessa, sono suppergiù rotondi. Voglio dire che il concetto di "cerchio" è diffusissimo, e lo è, per così dire, per natura, lo era anche prima dell'intervento umano.
Ok.
Nonostante tutto ciò, tipicamente (visto che per il momento non esiste ancora il teletrasporto), si è abituati a considerare come un dannato genio l'inventore della ruota: cioè di una roba rotonda in mezzo a tante altre robe non meno rotonde. Capirai. Anche la palla di merda che crea lo scarabeo è rotonda, lo sappiamo tutti. Eppure abbiamo smesso di venerarlo da un po', quello.
Al contrario, fateci caso: niente che non sia creato dall'uomo (o quasi) è quadrato. Il ragno crea segmenti, poligoni irregolari, se gli va bene triangoli ma perlopiù scaleni: però, salvo casi eccezionali e fortuiti, non crea quadrati. Il quadrato, o il rettangolo (sì, beh, una volta inventato il rettangolo il quadrato viene facile), ovvero una superficie piana con quattro angoli retti, è opera dell'uomo e solo sua. Va bene, a livello microscopico esisteranno senz'altro cristalli a facce quadrate in abbondanza, ma di cose quadrate visibili a occhio nudo, prima dell'intervento umano, ce n'erano poche o niente.
E pensate un po' cosa sarebbe il mondo senza i quadrati (e i rettangoli, e i parallelepipedi, e i cubi, insomma tutta quella famiglia di roba lì). Non parlo solo di parole crociate sbilenche, cubi di Rubik insolubili, monitor con forme bombate molto vintage ma assai poco pratici, o compiti in classe di matematica cannati in pieno causa foglio a righe. No, qui si tratta anche di questioni più serie. Provate a entrare in un negozio di scarpe e figurarvi cosa accadrebbe se tutte quelle scatole non fossero squadrate. O se ne fate una questione di dimensioni, care lettrici, fate un salto nelle aree retroportuali di Santo Stefano e passate in mezzo a due pile di container e pensate se vi sentireste altrettanto tranquille se quelle cataste fossero composte non da parallelepipedi impilabili stabilmente uno sull'altro ma da oggetti delle stesse dimensioni ma di forma, ad esempio, a fagiolo.
Insomma, con tutto il rispetto per la ruota, il quadrato è importante. Essenziale. Senza di lui il mondo che abbiamo creato, bello o brutto che sia, non sarebbe lo stesso.
Per dire.
PS. Chiudiamo con una citazione solo parzialmente a tema, va'. Quello che ha inventato la ruota era un idiota. È quello che ha inventato le altre tre che era un genio.

sabato 22 settembre 2012

Dite un po'

Ma voi per caso sarete mica anche voi di quelli che la menano coi rimpianti dei bei tempi andati? Di quelli che ah, una volta sì, ma oggi, o tempora, signora mia, dove andremo a finire, eccetera? No, ma dico, ma scherziamo? Ma ve lo ricordate com'era dura la vita una volta? Era un casino, altro che. Anche solo fino a pochi anni fa, e anche per le operazioni quotidiane più abituali.
Tipo, vi ricordate quando c'era da tagliare a fette una banana? Che è un'operazione di routine un po' per chiunque, credo: o mi verrete mica a raccontare che voialtri non vi dedicate ad affettare banane almeno 2 o 3 volte al giorno? Ebbene, non fate finta di esservene dimenticati: ogni santa volta vi toccava prendere la banana, sbucciarla, e poi tenendo lei con una mano e un volgare coltello con l'altra zac zac zac zac zac zac zac zac zac zac zac zac zac zac zac zac zac farla a fette approssimativamente regolari (l'approssimazione, che orrore!), e infine dare una lavata al coltello. Un lavoraccio, ne converrete. Che invece oggi si è trasformato in un'attività meravigliosamente semplice, rapida, precisa e addirittura divertente, e questo grazie ai più moderni ritrovati della tecnologia:

Mai più senza.
E guai a chi mi viene ancora a raccontare che si stava meglio quando si stava peggio.

martedì 7 agosto 2012

Mah

Ovvero: cartello di dubbia utilità comprensivo di traduzione di dubbio gusto (in rumeno, per la cronaca).


sabato 9 giugno 2012

Marileneide


Sì, beh, palesemente
non viene dal Tirolo,
e, no, non ha neppure
l'accento romagnolo;

le sue corde vocali
non son di un usignolo,
lo sento bene quando
mi dedica un assolo;

il suo vocabolario
appare preso a nolo,
più che da una regina,
da un rude boscaiolo.

Ma questi son dettagli
sui quali io sorvolo,
poiché su di me espleta
l'effetto del tritolo.

Da quelle labbra sgorgano
litri di vetriolo,
ma ciò che io ci vedo
è un fiore col bocciolo.

Mi ammalia come fata
di un gran gioco di ruolo,
e poi, con uno sguardo,
mi fa crollare al suolo.

Mi fa lo stesso effetto
del fuoco su un ghiacciolo:
al suo cospetto fondo,
mi sciolgo e in terra colo.

Par che sbuchi da un quadro
d'autore macchiaiolo,
capolavoro vero,
soggetto campagnolo.

Pare fatta di marmo
o di polistirolo,
invece è tutta carne,
son proteine solo.

Fa sangue più di un silos
ricolmo di barolo:
vino fatto con l'uva,
altro che metanolo.

Sotto la scorza dura,
a guisa d'un raviolo
è piena di dolcezza,
qual crema in un cannolo.

Essendo tutta panna
darà colesterolo,
ma con lo stare a dieta
certo non mi consolo.

Lei mi rifiuta ed io
non sono un donnaiolo,
sicché non sarò mai
padre d'un suo figliolo;

ma m'accontenterei
di farle da bracciolo,
o di sfiorar quel viso
essendo un tovagliolo.

Vorrei, se coglie fiori,
essere un bel giaggiolo;
se invece va per funghi,
un grande prataiolo.

Se pigna il cuor suo fosse,
esser vorrei pinolo;
qualora fosse hamburger,
farei il cetriolo.

Vederla mi fa andare
fuori come un poggiolo,
mi fa lo stesso effetto
di un tino di nebbiolo.

Per questo e molto altro
impavido m'immolo.
Col rischio che mi faccia
un cul com'un paiolo,

che mi percuota forte
a colpi di mazzuolo,
che dove il sol non batte
mi pianti un grosso piolo,

che mi trapassi il cuore
usando un punteruolo
e poi mi seppellisca
laggiù nel sottosuolo,

o che per farlo deleghi
un qualche mariuolo,
o, come canta quello,
persino un bombarolo,

- da lei qualunque cosa
io prenderei al volo:
con gioia prenderei
da lei anche il vaiolo -

magari inutilmente,
ma senza colpa o dolo,
io devo urlarlo al mondo:
io stimo la Maiolo.